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Sotto La Croce del Sud

“I Viaggi di Napoleone Benedetti – Uganda 1986”

Nell’elettrizzante pigiama party di una notte di mezza estate..,
mentre la Croce del sud vegliava sulla buia città.. Kampala ore 3 .

Durante il periodo di volontariato nell’Assofa ho conosciuto Don Piero Maggi, divenuto poi presidente di Africa Mission fondata da Don Vittorione. Don Maggi cercava un collaboratore tuttofare, capace e con conoscenze di meccanica, elettronica, edilizia, ecc. inoltre doveva rendersi, cosa importante, disponibile a vivere per circa tre mesi in Uganda. Il compito del collaboratore era quello di procurare i materiali necessari per la realizzazione di un centro polifunzionale nell’arida regione di Moroto distante circa 600 chilometri da Kampala. Mi venne fatta questa richiesta ed io accettai subito senza esitazioni varie.


Redenta e Napoleone tra i polio di Namirembe

..Ormai sono circa 30 giorni che mi trovo in Uganda, con Piergiorgio Da Rold e Redenta gestisco la sede di Africa Mission; via radio mi chiedono materiali edili, attrezzature di vario genere, tutto il giorno sono in giro per Kampala a trattare con i vari fornitori, cerco tutto ciò che può servire per la nostra Mission, bisogna trattare molto per il prezzo dei materiali. Da qualche giorno non si sente più sparare di notte, pare che sia tutto tranquillo al punto che le autorità locali ci hanno tolto il poliziotto di guardia che avevamo nella casa. La gente ricomincia ad uscire la sera senza paura e tutto questo dopo anni di coprifuoco. La cosa però non durerà molto.. alle tre di notte, (non dormo), sento strani rumori provenire dal corridoio e poco dopo entrano in camera tre uomini: uno di questi con in braccio un mitra kalashnikov e gli altri due con in mano dei grossi bastoni; Get up, Get up , mi illuminano con una torcia, mi tengono seduto sul letto e strappano i fili della luce, poi decidono di legarmi le mani dietro la schiena e mi conducono in un’altra stanza dove trovo i miei compagni Antonio, Bern, Piergiorgio e Redenta la volontaria di Pavia che collabora alla conduzione della casa con due ragazze del posto. Siamo tutti legati e seduti a terra, il guerrigliero con il mitra fa un piccolo interrogatorio accusandoci di vendere le armi a Museveni, (un pretesto per giustificare le loro ruberie), ci difendiamo dicendo di essere dei volontari e che siamo qui solo per portare aiuti alla popolazione e suoi concittadini, nel frattempo gli altri banditi, (sono in sette), iniziano a far razzia nella casa, portano via ogni bene, rubano tutto quello che possono. E’ tutto buio, non vi è più luce, anche i fili del telefono sono stati tagliati per cui siamo isolati.. lo spettacolo in quella stanza illuminata dalla luna è irreale. Bern continua a lamentarsi in tedesco per i lacci troppo stretti, siamo soli, legati e chiusi in quella stanza.. i banditi si sono allontanati e noi ci guardiamo ed aspettiamo l’arrivo del prof. Manfredini e del dott. Nicoli tecnico progettista di pozzi. Il silenzio viene rotto improvvisamente da uno sparo e da una serie di grida, si tratta di un colpo di mitra proveniente dal piano terra della casa. Nessuno di noi parla più, siamo tutti coscienti del fatto che si sia consumato un dramma, non abbiamo neanche il tempo di pensare che la porta della camera si apre ed appaiono ancora i rapinatori chiedendoci a gran voce di consegnare loro tutto il denaro che abbiamo, la richiesta è accompagnata dalla minaccia di uccidere Redenta. Fortunatamente Redenta non conosce l’inglese e di conseguenza non si agita più di tanto. Piergiorgio e Antonio tergiversano facendo finta di non capire la loro richiesta, poi aggiungono che nessuno di noi dispone di denaro personale in quanto pensa a tutto l’organizzazione, questo fatto non fa altro che agitarli ulteriormente.. Capisco che è il momento di intervenire.. infatti due giorni prima un incaricato indiano ci aveva consegnato uno scatolone pieno di denaro Ugandese, (equivalente a cento milioni delle nostre lire), necessario per acquistare materiale da inviare a Moroto, questa scatola l’avevamo nascosto sotto il letto di Don Vittorione. Probabilmente grazie ad una soffiata i banditi sono venuti a conoscenza che eravamo custodi di tutto quel denaro; con le mani legate ed il mitra alla schiena scendo e mi avvicino all’ufficio dove custodisco la cassa per le spese quotidiane, consegno gli scellini che sono nel primo cassetto della scrivania, (circa un milione di lire), insoddisfatti e con insistenza mi chiedono ancora denaro, offro ancora denaro custodito in un altro cassetto che indico con la punta del piede, rovistano, poi finalmente trovano la busta.. infatti avevo una busta con dei dollari che servivano per la partenza di due operai per Moroto. Un po’ per il buio e un po’ per l’agitazione il rapinatore non si accorge che i soldi sono dentro la busta. Con il mitra puntato mi sento ripetere in modo irato : Give me Dollars i Kill you. Dopo avergli indicato più volte la busta e chiesto di slegarmi per consegnarli di persona, gli grido con rabbia: “Are you stupid? dollars are there! “ Sorpreso dalla mia reazione finalmente prende in mano la busta, la apre e soddisfatto del contenuto mi riaccompagna di sopra. Ancora una volta la porta della camera si richiude. Redenta riesce a slegarci e dopo una decina di minuti, durante i quali si sentono rumori vari, nella casa ritorna il silenzio. Passando attraverso la finestra mi avventuro sul terrazzo e poi cerco di aprire la porta. La chiave non era nella toppa. Esce anche Piergiorgio che fortunatamente trova la chiave in terra nel corridoio pestandola casualmente. Scendiamo tutti da basso non senza patema d’animo.. Bussiamo alla porta del prof. e di Nicoli; fortuna che riceviamo risposta da entrambi, stanno tutti bene, dopo pochi minuti ci ritroviamo nella sala da pranzo. Il colpo sparata ha sfiorato il professore andando a conficcarsi nell’armadio. Il rapinatore armato di kalashnikov aprendo la porta si e’ trovato il prof. che svegliandosi cercava gli occhiali sul comodino, mossa questa interpretata come ricerca di un’arma, il rapinatore spara e indietreggia causando la caduta della scarpiera e con conseguente trambusto. Subito abbiamo pensato alla cassa di scellini ricevuti pochi giorni prima e nascosta sotto il letto da Don Vittorione, fortunatamente intatta. Dalla sala sono sparito radio, videoregistratori, documenti e macchina fotografica di Piergiorgio. A me non hanno preso nulla : l’orologio era ancora sul comodino. Passato il pericolo si riesce anche a riderci sopra. Il comportamento di Bern risulta anche comico, infatti continuava ad imprecare in tedesco per il furto del nuovo orologio avuto in regalo dalla moglie per il suo compleanno. Con l’alba e con un po di luce scopriamo che i ladri hanno usato delle scale improvvisate per superare il muro di cinta per poi salire sul terrazzo. Risulta evidente che la nostra sede non e’ sufficientemente sicura, nei mesi successivi tutti gli infissi verrano dotati di inferriate. All’indomani, dato l’allarme, verranno fatti i rilievi, impronte digitali e indagini che non porteranno a nessuna conclusione. L’unica cosa positive e’ che ci viene assegnato un poliziotto a protezione della casa. Gli effetti personali sono stati riacquistati e donati da Don Vittorione.
Sono le ore 3.30 , sopra la casa risplende la luna. Esco dal portone sta albeggiando e fa un po fresco ed in un sospiro liberatorio guardo la Croce del Sud e ringrazio per non aver causato dolore a mia madre.
(Nap - Napoleone Benedetti, Piacenza 2011)



i mastini di Lugogo by pass – Kampala 1986
Piergiorgio Da Rold e Napoleone Benedetti