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le Mura Farnesiane ed il Castello



si c'è ancora parte di un castello (non quello delle favole per intenderci)
che pochi conoscono poichè è agglomerato nel polo di mantenimento pesante



topografia del Castello da un disegno di Bartolomeo Fumo da Villo


Ci vollero 20 anni di lavoro, 2500 operai, 150 capimastri e fabbriche che producessero milioni di mattoni in laterizio. Esistevano le cinta murarie del castrum romano altomedievale del secolo XII seguite da quelle del secolo XIV, le imponenti fortificazioni delle mura Farnesiane che vennero costruite per volere di Papa Clemente VII de Medici perché voleva che fosse rafforzato il sistema difensivo. Le nuove artiglierie avevano infatti necessità di superare le fortificazioni medievali esistenti con lo scopo di assorbire l'urto dei proiettili sparati con forte intensità. Le mura si svilupparono lungo un percorso di 6 km ed erano protette da 9 bastioni e da 4 piattaforme, il Fodesta ed il San Lazzaro furono demoliti. Alcuni si trovano agglomerati sempre nel polo di mantenimento pesante. Nel mezzo vi sorgevano anche 11 torri con altezze dai 15 ai 18 metri tutte demolite agli inizi del '900. Le porte erano 5: San Lazzaro demolita nel 1927, San Raimondo demolita nel 1865 per far posto all'ospedale militare.


avanzi del Castello di Pier Luigi Farnese

Le porte furono demolite in gran parte dagli austriaci durante la feroce guerra, così, nel 1545 Pier Luigi Farnese resosi conto che la cittadella era ormai superata militarmente decise di terminare le mura rinascimentali e di far costruire una nuova fortezza. La città non venne mai più espugnato. Fece costruire anche un castello di forma pentagonale che inglobò il bastione San Benedetto. Il duca Pier Luigi, purtroppo morì nel settembre dello stesso anno così Ferrante Gonzaga, governatore di Milano, le fece terminare nel 1552. Consistenti resti del castello distrutto in gran parte nel 1848 quando gli austriaci lo abbandonarono.


porta Cavallotti con vista del forte Austriaco

Sull'onda delle sconfitte subite in Lombardia ad opera dell'esercito franco-piemontese, gli Austriaci lasciano Piacenza: ben 8.000 soldati escono dalla città, attraverso le Porte Fodesta e Borghetto comandati dal generale Gyulai il 10 Giugno 1859. Piacenza può dirsi libera militarmente e pronta per unirsi al Regno di Sardegna: la sera stessa si bruciano in città gli stemmi austro-borbonici. Come scritto agli inizi del post, i resti del castello si trovano dentro l'arsenale, purtroppo non visibili quando vogliamo ma solo su prenotazioni di gruppi. Io ho avuto la fortuna di poterlo vedere e fotografarlo. In piazza Cavalli se guardate per terra c'è una targa e la data in cui viene ricordato l'abbandono degli austriaci dalla città.


Prima fra le città italiane, il 10 maggio 1848, con plebiscito pressochè unanime, votava la sua annessione al Piemonte meritando da Carlo Alberto l’appellativo di Primogenita. (il mio viaggio a Piacenza e nelle valli).