la più Antica Bottega di Meccanico Ciclista a Piacenza
di Graziano Zilli
Qualche tempo fa abbiamo ripercorso la storia della “Orio & Marchand”, l’azienda che caratterizzò gli anni dell’avvento e della definitiva affermazione dell’industria del velocipede nella nostra provincia. In quel periodo, peraltro, Piacenza ospitò molte altre iniziative commerciali e industriali legate a questo settore economico all’epoca emergente.
Stavolta parleremo proprio di una di queste realtà “minori” e, per farlo, partiremo dalla comparsa della bicicletta nella nostra città, risalente con ogni probabilità al gennaio del 1873, in occasione dell’arrivo della Milano-Piacenza, una delle primissime corse agonistiche disputate in Italia: la vinse il nobile milanese Giuseppe Bagatti-Valsecchi, alla media di 17 km/h, in sella al classico biciclo dall’enorme ruota anteriore. Più di un decennio dopo, nel 1885, nacque la Società Velocipedistica Piacentina, poi ribattezzata Veloce Club Piacentino, e nell’agosto dello stesso anno il quotidiano “Libertà” pubblicò la prima pubblicità di velocipedi, messi in vendita presso la ditta “New Home” di piazzetta San Gervaso 16 (l’attuale largo Matteotti). Da allora, sulle pagine dei giornali trovarono sempre più spazio analoghe inserzioni, mentre il Veloce Club locale organizzava sul Pubblico Passeggio esercitazioni su velocipedi, al fine di diffonderne sempre più l’uso. Negli stessi anni, oltretutto, era in atto una radicale trasformazione del mezzo, perché il biciclo stava cedendo il passo al “bicicletto”, ribattezzato poi “bicicletta”, con trasmissione a catena e ruote di diametro uguale: il passaggio più importante era stato compiuto e presto anche le gomme piene si trasformarono in pneumatici.
Stavolta parleremo proprio di una di queste realtà “minori” e, per farlo, partiremo dalla comparsa della bicicletta nella nostra città, risalente con ogni probabilità al gennaio del 1873, in occasione dell’arrivo della Milano-Piacenza, una delle primissime corse agonistiche disputate in Italia: la vinse il nobile milanese Giuseppe Bagatti-Valsecchi, alla media di 17 km/h, in sella al classico biciclo dall’enorme ruota anteriore. Più di un decennio dopo, nel 1885, nacque la Società Velocipedistica Piacentina, poi ribattezzata Veloce Club Piacentino, e nell’agosto dello stesso anno il quotidiano “Libertà” pubblicò la prima pubblicità di velocipedi, messi in vendita presso la ditta “New Home” di piazzetta San Gervaso 16 (l’attuale largo Matteotti). Da allora, sulle pagine dei giornali trovarono sempre più spazio analoghe inserzioni, mentre il Veloce Club locale organizzava sul Pubblico Passeggio esercitazioni su velocipedi, al fine di diffonderne sempre più l’uso. Negli stessi anni, oltretutto, era in atto una radicale trasformazione del mezzo, perché il biciclo stava cedendo il passo al “bicicletto”, ribattezzato poi “bicicletta”, con trasmissione a catena e ruote di diametro uguale: il passaggio più importante era stato compiuto e presto anche le gomme piene si trasformarono in pneumatici.

antica pubbicità del “Bicicletto” portatile brevettato Boselli
Nel 1889 la rivista locale “Indicatore Commerciale Ziliani”, per la prima volta, citò due produttori di biciclette a Piacenza: Stefano Orio (via Cittadella 16) e Gaetano Spelta (via Beverora 31). Le attività principali di entrambi erano ancora altre: Orio riparava soprattutto macchine da cucire, rivoltelle e fucili, mentre Spelta effettuava lavori di meccanica in genere. Oltre ai veri e propri costruttori di velocipedi, all’inizio degli anni Novanta dell’Ottocento a Piacenza operavano anche i depositi dei fratelli Magrini e della società “Paganuzzi e C.”.
C’era poi il negozio delle ditta “Attilio Geroni e C.”, che sorgeva in via Saline 56 angolo via San Lazzaro 9. E proprio di quest’ultima bottega che vogliamo trattare, perché, sebbene attraverso diverse gestioni, da allora essa ha sempre mantenuto la sua peculiare “destinazione ciclistica”. Precisiamo comunque preventivamente che l’indirizzo originario, a seguito delle variazioni intervenute della toponomastica, oggi corrisponde a via Cavour (già via delle Saline) angolo via Borghetto (che invece all’epoca, in quel tratto, era ancora via San Lazzaro, per poi diventare via Felice Cavallotti e infine via Roma).
C’era poi il negozio delle ditta “Attilio Geroni e C.”, che sorgeva in via Saline 56 angolo via San Lazzaro 9. E proprio di quest’ultima bottega che vogliamo trattare, perché, sebbene attraverso diverse gestioni, da allora essa ha sempre mantenuto la sua peculiare “destinazione ciclistica”. Precisiamo comunque preventivamente che l’indirizzo originario, a seguito delle variazioni intervenute della toponomastica, oggi corrisponde a via Cavour (già via delle Saline) angolo via Borghetto (che invece all’epoca, in quel tratto, era ancora via San Lazzaro, per poi diventare via Felice Cavallotti e infine via Roma).

vecchia pubblicità officina A. Geroni e C.
Tornando comunque a fine Ottocento, l’allora deposito di Attilio Geroni metteva in vendita velocipedi “Adler”, di produzione tedesca, ma anche “sulky”, veicoli di provenienza americana utilizzati in Italia per le corse di trotto (costituiti da ruote gommate, due stanghe e un telaio che reggeva il seggiolino). Pochi anni dopo, alla morte del titolare Geroni, agli eredi subentrò la ditta “Ingegner Carlo Ragalli & C.”, rappresentante per Piacenza e Parma della “Stiepel-Weimann”, azienda che commercializzava anche il famoso “bicicletto portatile brevettato Boselli”, molto pubblicizzato in quegli anni.
Alla vigilia del nuovo secolo la bottega passò quindi al giovane e intraprendente Benvenuto Toscani. Piacentino d’adozione ma nato a Milano nel 1877 in una famiglia pervasa da forti ideali patriottici (il padre aveva partecipato alle lotte risorgimentali), Toscani iniziò a lavorare molto giovane presso un armaiolo, coltivando comunque sempre una grande passione per lo sport: in particolare praticò il tiro a segno (vincitore di numerosi premi anche nazionali, per diversi anni ricoprì la carica di presidente della locale sezione), ma anche ciclismo e motociclismo, specialità nelle quali a Piacenza fu tra i pionieri.
Alla vigilia del nuovo secolo la bottega passò quindi al giovane e intraprendente Benvenuto Toscani. Piacentino d’adozione ma nato a Milano nel 1877 in una famiglia pervasa da forti ideali patriottici (il padre aveva partecipato alle lotte risorgimentali), Toscani iniziò a lavorare molto giovane presso un armaiolo, coltivando comunque sempre una grande passione per lo sport: in particolare praticò il tiro a segno (vincitore di numerosi premi anche nazionali, per diversi anni ricoprì la carica di presidente della locale sezione), ma anche ciclismo e motociclismo, specialità nelle quali a Piacenza fu tra i pionieri.

pubblicità di B.Toscani e G. Giorgetti
Affiancò alle attività di commercio e riparazione di biciclette anche quelle legate a moto e auto. Concessionario della marca “Bianchi”, ampliò la sua sede a un locale confinante, sempre nello stesso caseggiato, per cui l’indirizzo da via Cavallotti 9 mutò in via Cavallotti 7/9. Personaggio molto conosciuto in ambito locale, insignito del titolo di ufficiale della Corona, l’innata bontà d’animo lo spinse all’impegno sociale come membro della Croce Rossa e della Congregazione della Carità di Piacenza. Cresciuto col culto della libertà, durante il Ventennio fascista rischiò più volte il confino e forse proprio causa i difficili rapporti col Regime all’inizio deli anni Trenta lasciò il negozio.
Gli subentrò Guglielmo Giorgetti, un artigiano di origini toscane che in precedenza aveva svolto la stessa professione in corso Vittorio Emanuele 212 e nella sua nuova sede operò per parecchi anni. Nel dopoguerra la toponomastica cittadina della zona cambiò in modo radicale: l’inizio di via Roma (già via Cavallotti e prima ancora via San Lazzaro) fu arretrato dall’incrocio con via Cittadella a quello con Corso Cavour, strada diventata centralissima dall’apertura del ponte sul Po.
Gli subentrò Guglielmo Giorgetti, un artigiano di origini toscane che in precedenza aveva svolto la stessa professione in corso Vittorio Emanuele 212 e nella sua nuova sede operò per parecchi anni. Nel dopoguerra la toponomastica cittadina della zona cambiò in modo radicale: l’inizio di via Roma (già via Cavallotti e prima ancora via San Lazzaro) fu arretrato dall’incrocio con via Cittadella a quello con Corso Cavour, strada diventata centralissima dall’apertura del ponte sul Po.
negozio di Bruno Bonadè concessionario in via Borghetto
Di conseguenza l’indirizzo dell’esercizio passò a via Borghetto e fu Bruno Bonadè a portare avanti l’attività fino al 1967, quando gli subentrò Giorgio Tagliaferri. Nel frattempo la sede si era ridimensionata a una sola vetrina, perché il locale dov’era sorto il primissimo negozio era stato destinato ad altro commercio. Nel gennaio 1985 la gestione fu rilevata da un giovanotto poco più che ventenne (peraltro con buoni trascorsi nel ciclismo agonistico), Pierluigi Campelli, l’attuale titolare, oggi coadiuvato anche dalla moglie Barbara. A lui va quindi il merito di continuare la gloriosa storia della bottega di meccanico ciclista più antica di Piacenza.

Pierluigi Campelli nel negozio di via Borghetto 2/d
