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Manutenzione delle Strade con i Farnese

di Umberto Battini


La manutenzione delle strade cittadine ai tempi dei Farnese, quando erano i piacentini responsabili di mantenere e riparare il pezzo di strada davanti a casa loro.

Il decoro cittadino, per chi amministra, è una questione sempre all’ordine del giorno. Per questo è interessante andare a vedere tra vecchie scartoffie per comprendere in che modo s’affrontava la cosa nel tempo del dominio farnesiano. Ci è tornato utilissimo un “bando et crida da essere osservati qui dentro la Città, et per qual si voglia persona”. Queste norme per la manutenzione sono datate il 1° aprile 1595. Sono emesse dal governatore cittadino e dai deputati all’Ornamento, per regolare il modo di costruire, riparare e mantenere in ordine strade, selciati, ponti e volte dei rivi.
Questa “Crida sopra le strade et fabriche della Città di Piacenza” è suddivisa in 10 punti, ben articolati e descritti, ma la nostra lettura sarà centrata solo su alcuni aspetti, per ovvii motivi di sintesi. Intanto leggiamo che buona parte delle strade cittadine erano selciate “selegate”, cioè con sassi di fiume (da qui il detto “piasintein dal sass”), ed allora si ordina “et comanda che tutte quelle persone che c’hanno i selegati rotti dinanti alle loro case” facciano le riparazioni opportune a loro spese.


operai al lavoro in via San Giovanni

Il problema era che i sassi col tempo e per il fatto dei passaggio anche dei carri, venivano divelti e si creavano buche, larghe e profonde, e per questo ognuno, per quel che riguardava la strada dinanzi la propria abitazione, era tenuto a ripararla. Al punto 2 addirittura “si ordina et commanda che si debba salegare tutte le strade della Città” affinché “si possi commodamente caminare per la Città”. Facendo un paragone, è quello che succede oggi, quando le strade cittadine godono di un’asfaltatura ormai “allo stremo” con buche fastidiose e meritevoli di rifacimento. In quel tempo la città era costellata da canali e rivi di varie dimensioni e per questo si ordina “di raconciare li ponti, volte, boche, et murelle de quadrelli, et fatti in calcina” ed ovviamente a spese “gli conducenti dell’acque” cioè dei padroni dei canali.
Curioso questo ordine: “ogni persona qui dentro la Città debbano portare via dalle strade et piazze” addirittura dei “monti di terra, legnami, ledami (letame) et altri simili”. Le strade erano sia in “sasso” che “in quadrelli (mattoni)”, e quest’ultimi ovviamente più delicati, però posti in punti laterali, infatti si fa presente che carattieri (carretto a due ruote trainato da un animale o da un uomo), barozzeri (biroccio a due ruote) et carochieri (carrozze) purtroppo “non si contentano d’andare sopra gli selegati de sassi” ma passano “sopra gli selegati di quadrelli”, spezzandoli. Ed ovviamente il danno era ingente, per questo si decide una multa imponente di ben “soldi venti”, ma tutto questo succedeva anche “per la strettezza della strada”, quando si incrociavano ad esempio due “barozzeri”.
Questa in sintesi, è la prima parte di questo importante documento originale, che ci fa comprendere modi, forme e maniere per mantenere “l’ormanento cittadino” nel ‘600, purtroppo però, gettando sul groppone del cittadino le spese vive.


vecchia carrozza di un tempo passato