il Castello di Arcello - Pianello Val Tidone
Il borgo di Arcello situato, sulla riva destra del torrente Tidone, nel comune di Pianello Val Tidone, ha radici molto antiche. Sono attestati insediamenti di epoca romana nei dintorni e ad esempio fu rinvenuta una stele funeraria intitolata a “Caio Birrivs Mascvlvs” verso la fine dell’ottocento. La prima fonte documentaria certa che menziona Arcello risale all’anno 844, in una pergamena dell’Archivio della Cattedrale di Piacenza relativa alla permuta di terreni tra Seofredo, Dagiberto e Teusperto. In epoca medievale, su di un poggio dominante la valle, sorgeva un edificio fortificato, definito genericamente castello o “recinto fortificato”. Le origini precise della sua edificazione non sono ben documentate, ma il toponimo “Arcello” è intimamente legato alla nobile famiglia dei Arcelli (o “Arcelli da Fontana”), che, secondo gli studi genealogici, deriva probabilmente dall’omonima località (dal latino Ara Coeli o Arx Coeli). Nel secolo XII, l’edificio fortificato subì un duro colpo: nel 1164 (o 1163 secondo altre fonti) l’esercito dell’imperatore Federico I Barbarossa attraversò la Val Tidone e distrusse varie strutture difensive, fra cui quella di Arcello.
Proprietari e i passaggi feudali.
Dopo queste distruzioni, la fortuna del castello e del feudo legati ad Arcello passò per varie mani. La famiglia Arcelli fu protagonista nella Val Tidone, anche l’enciclopedia Treccani segnala che “ramo della famiglia piacentina.. padrone del castrum di Arcello nella Val Tidone” fu appunto la famiglia Arcelli. Tuttavia, non vi è una documentazione puntuale che indichi tutti i passaggi di proprietà del castello specifico di Arcello. Si sa che l’ordine dei frati Carmelitani era proprietario del complesso ecclesiastico ed anche della struttura fortificata fino al 1652, anno della dismissione da parte dell’ordine. È importante segnalare che per la stessa area, il castello oppure la rocca di Pianello Val Tidone (la “Rocca Dal Verme”) fa da riferimento storico più completo. E’ documentato che la famiglia Dal Verme –capitani viscontei– nel XIV secolo fece edificare o ristrutturare la rocca nel capoluogo Pianello.
Vita del castello, distruzioni e battaglie.
Il piccolo maniero di Arcello, come molti in valle, dovette affrontare le turbolenze del medioevo, la distruzione da parte delle truppe di Barbarossa è uno degli eventi citati. Ulteriori battaglie specifiche per questa struttura non sono largamente documentate, ma il contesto della Val Tidone è segnato da lotte tra famiglie locali, guelfi e ghibellini, e dai duchi di Milano. Un aneddoto curioso è il legame del castello con i Carmelitani, che lo dismisero nel 1652, indica che parte della struttura fortificata fu reinterpretata come complesso ecclesiastico e successivamente trasformata in canonica o edifici affiliati.
Stato attuale, visitabilità e restauri.
Oggi del castello di Arcello restano pochi ruderi. In particolare è visibile la parte inferiore del campanile (che in origine era probabilmente una torre o torrione del castello) e le cantine dell’attuale canonica, che occupano parte del sito originario. Quanto alla visitabilità, non risultano informazioni aggiornate che segnalino un’apertura al pubblico specifica per il castello di Arcello. Trattandosi di ruderi in proprietà parrocchiale o canonica, l’accesso potrebbe essere libero ma senza servizi organizzati. Un buon suggerimento è contattare l’amministrazione comunale di Pianello Val Tidone per verificare accesso e orari. Non sono reperite fonti che indichino restauri recenti del castello-torre di Arcello, se non quella della chiesa adiacente (Chiesa di Santa Maria Assunta - Arcello) che nel 2005 fu sottoposta a consolidamento statico.
Curiosità e misteri.
Il nome “Arcelli” che deriva dalla località di Arcello è di per sé suggestivo: il lat. Ara Coeli (“altare del cielo”) o Arx Coeli (“rocca del cielo”) evocano una posizione elevata e sacra.
Il fatto che il campanile della chiesa sia l’unica parte superstite della fortezza crea una suggestiva fusione tra funzione difensiva medievale e funzione sacra moderna. Camminando nel borgo si percepisce come la torre-campanile sorveglia ancora la vallata, meta un tempo di guarnigioni, oggi di turisti e camminatori.
Il borgo è poco noto ma ricco di reperti romani, il museo archeologico della Val Tidone documenta anche la villa romana di Arcello.
Conclusione.
In sintesi il castello di Arcello è un esempio emblematico delle piccole fortificazioni della Val Tidone. Eretto in epoca medievale su basi forse più antiche, distrutto dall’imperatore Barbarossa, proprietà della famiglia Arcelli e poi degli ordini religiosi, oggi ridotto a rudere ma immerso in un paesaggio tranquillo. Pur non avendo le grandi dimensioni dei castelli più celebri della zona, esso racconta un pezzo della storia di valle, delle contese medievali, del passaggio dal potere nobiliare a quello religioso, fino alla metamorfosi in borgo rurale.
Proprietari e i passaggi feudali.
Dopo queste distruzioni, la fortuna del castello e del feudo legati ad Arcello passò per varie mani. La famiglia Arcelli fu protagonista nella Val Tidone, anche l’enciclopedia Treccani segnala che “ramo della famiglia piacentina.. padrone del castrum di Arcello nella Val Tidone” fu appunto la famiglia Arcelli. Tuttavia, non vi è una documentazione puntuale che indichi tutti i passaggi di proprietà del castello specifico di Arcello. Si sa che l’ordine dei frati Carmelitani era proprietario del complesso ecclesiastico ed anche della struttura fortificata fino al 1652, anno della dismissione da parte dell’ordine. È importante segnalare che per la stessa area, il castello oppure la rocca di Pianello Val Tidone (la “Rocca Dal Verme”) fa da riferimento storico più completo. E’ documentato che la famiglia Dal Verme –capitani viscontei– nel XIV secolo fece edificare o ristrutturare la rocca nel capoluogo Pianello.
Vita del castello, distruzioni e battaglie.
Il piccolo maniero di Arcello, come molti in valle, dovette affrontare le turbolenze del medioevo, la distruzione da parte delle truppe di Barbarossa è uno degli eventi citati. Ulteriori battaglie specifiche per questa struttura non sono largamente documentate, ma il contesto della Val Tidone è segnato da lotte tra famiglie locali, guelfi e ghibellini, e dai duchi di Milano. Un aneddoto curioso è il legame del castello con i Carmelitani, che lo dismisero nel 1652, indica che parte della struttura fortificata fu reinterpretata come complesso ecclesiastico e successivamente trasformata in canonica o edifici affiliati.
Stato attuale, visitabilità e restauri.
Oggi del castello di Arcello restano pochi ruderi. In particolare è visibile la parte inferiore del campanile (che in origine era probabilmente una torre o torrione del castello) e le cantine dell’attuale canonica, che occupano parte del sito originario. Quanto alla visitabilità, non risultano informazioni aggiornate che segnalino un’apertura al pubblico specifica per il castello di Arcello. Trattandosi di ruderi in proprietà parrocchiale o canonica, l’accesso potrebbe essere libero ma senza servizi organizzati. Un buon suggerimento è contattare l’amministrazione comunale di Pianello Val Tidone per verificare accesso e orari. Non sono reperite fonti che indichino restauri recenti del castello-torre di Arcello, se non quella della chiesa adiacente (Chiesa di Santa Maria Assunta - Arcello) che nel 2005 fu sottoposta a consolidamento statico.
Curiosità e misteri.
Il nome “Arcelli” che deriva dalla località di Arcello è di per sé suggestivo: il lat. Ara Coeli (“altare del cielo”) o Arx Coeli (“rocca del cielo”) evocano una posizione elevata e sacra.
Il fatto che il campanile della chiesa sia l’unica parte superstite della fortezza crea una suggestiva fusione tra funzione difensiva medievale e funzione sacra moderna. Camminando nel borgo si percepisce come la torre-campanile sorveglia ancora la vallata, meta un tempo di guarnigioni, oggi di turisti e camminatori.
Il borgo è poco noto ma ricco di reperti romani, il museo archeologico della Val Tidone documenta anche la villa romana di Arcello.
Conclusione.
In sintesi il castello di Arcello è un esempio emblematico delle piccole fortificazioni della Val Tidone. Eretto in epoca medievale su basi forse più antiche, distrutto dall’imperatore Barbarossa, proprietà della famiglia Arcelli e poi degli ordini religiosi, oggi ridotto a rudere ma immerso in un paesaggio tranquillo. Pur non avendo le grandi dimensioni dei castelli più celebri della zona, esso racconta un pezzo della storia di valle, delle contese medievali, del passaggio dal potere nobiliare a quello religioso, fino alla metamorfosi in borgo rurale.

Avanzi del Castello di Arcello adibito a torre campanaria, primi ‘900
