il Castello della Pusterla - Vigolo Marchese, Val Chiavenna
Il borgo di Vigolo Marchese, frazione dell’Castell’Arquato (Piacenza), sorge poco prima che la Pianura Padana lasci il passo alle prime colline della Val d’Arda-Val Chiavenna. Le origini del castello sono intrecciate con quelle di un antico insediamento romano, secondo fonti locali, sul versante sinistro del torrente Chiavenna furono rinvenuti i resti di una “antica villa rustica” di età romana su cui in epoca medievale sorse un fortilizio. La zona era posseduta dalla casata dei Obertenghi: attorno all’anno 1008 (fonti indicano il 1012) il marchese Oberto II fondò, nel villaggio allora noto come Vicolo dè Marchesi, un monastero benedettino dedicato a San Giovanni Battista, con la chiesa ed hospitale per pellegrini lungo la via che risaliva dalla Pianura verso le valli interne. Il complesso ecclesiale, ma anche quello fortificato, erano in posizione strategica: controllavano il passaggio del torrente Chiavenna e parte della valle, nonché la viabilità verso l’Appennino.
Il maniero vero e proprio –quello che sarebbe divenuto il Castello della Pusterla– fu documentato come “castrum monasteri Viculi” nel 1029, a testimonianza del fatto che il monastero (ed accanto la fortificazione) fungevano da rifugio e presidio. Nel corso del XIII e principio XIV secolo Vigolo Marchese risulta un centro guelfo che opponeva resistenza alla preponderanza viscontea nella zona piacentina. È infatti documentato che il 20 aprile 1314 il duca di Milano Galeazzo I Visconti ordinò ai suoi capitani di marciare su Vigolo, incendiare le case e il castello, rompendo il presidio autonomo che teneva sotto controllo parte del contado. Subito dopo, in un atto del 1326 conservato presso l’Archivio Capitolare di Piacenza, emerge la figura del prevosto di San Giovanni di Vigolo, Rogerio Caccia (poi vescovo di Piacenza), che nominava un vicario e “capitaneus castri” con funzioni sul castello -segno che la fortezza passava sotto il controllo ecclesiastico o monastico.
Proprietà, trasformazioni e vicende fino all’età moderna.
Nel corso del XV e XVI secolo, la proprietà del feudo di Vigolo Marchese e del castello passò nelle mani dei Sforza di Santa Fiora, signori del territorio di Castell’Arquato e dell’alta Val d’Arda, e successivamente (intorno al 1595) sotto la giurisdizione del cardinale Sforza. In epoca successiva l’edificio assunse il nome della famiglia che lo deteneva: i Pusterla, che lo conservarono fino all’estinzione del ramo verso la metà del XVII secolo. Con la scomparsa della famiglia Pusterla, la proprietà passò –tramite matrimonio– ai Bonini, e poi nell’Ottocento ai Boselli (talvolta indicati come Boselli-Bonini). Giunti al XX secolo: dopo la Seconda Guerra Mondiale, nel 1946, l’azienda agricola e il complesso del castello furono acquistati da Carlo Zanetti, e successivamente dagli attuali proprietari, la famiglia Freschi insieme alla famiglia Gandolfi. Dal punto di vista architettonico, l’edificio attuale appare come una casa rurale fortificata. Di ciò che era l’antico castello rimane una torre passante in laterizio, con caditoie “correnti su beccatelli” che sporgono sui quattro lati, al centro del complesso che fungeva da passaggio tra due cortili, uno padronale e uno rustico. È ipotizzato che l’edificio primitivo fosse ad impianto quadrangolare con quattro torri d’angolo e un mastio centrale. Interessante l’oratorio di San Giovanni Battista, vicino al castello, costruito nel XVI secolo con lapidi che ricordano le famiglie Pusterla, Bonini, Boselli e in particolare Vincenzo Boselli-Bonini, nato nel castello nel 1760 autore della “Storia di Piacenza” (1804).
Battaglie, misteri e curiosità.
Una delle battaglie più celebri di questo castello fu l’incendio del 1314 ordinato da Galeazzo I Visconti, l’atto motiva la distruzione delle abitazioni e del castello come mezzo per spezzare la tenuta guelfa nella zona. Non ci sono riportate vere e proprie “battaglie campali” all’interno del maniero nei secoli successivi, almeno non con documentazione ampia e la funzione dell’edificio divenne più residenziale e agricola, specialmente a partire dal XV-XVI secolo.
Sul versante dei misteri e curiosità. Il nome “Pusterla” stesso, benché oggi associato al castello, porta con sé la suggestione di “porta, passaggio, piccola apertura” (in italiano “pusterla”), forse legata alla funzione di torre passante del fortilizio. Nei sotterranei del castello, oggi adibiti a cantina dell’azienda vitivinicola, si racconta che siano stati rinvenuti ambienti antichi destinati all’invecchiamento dei vini, che conservano ancora tracce dell’originale fortificazione. Un altro elemento curioso sono le antiche mura del monastero benedettino, fondato nel 1008-1012, sarebbero sorte su strutture di età altomedievale e forse paleocristiane, in una zona di passaggio pellegrinale (legate alla via che conduceva verso la Via Francigena). Non si conoscono leggende “popolari” su fonti ufficiali relative a fantasmi, tesori nascosti o prigioni segrete,
Restauri, uso moderno e Visitabilità.
Dal punto di vista moderno, il complesso ospita oggi la Azienda Agricola Pusterla, un’azienda vitivinicola che sfrutta il territorio collinare e la zona fertile della Val Chiavenna per la produzione di vini dei Colli Piacentini DOC. La storia dell’azienda sottolinea la continuità, “dal sottosuolo sono emersi resti di edifici tardo-romani e su di essi fu eretto un fortilizio controllato dalla famiglia Obertenga, attorno al 1400 la famiglia Pusterla fece erigere la torre con caditoie che ancora oggi svetta”. Per quanto riguarda la visitabilità il castello non è in genere aperto al pubblico come un museo completo, ma è accessibile esternamente. È però possibile visitarlo internamente su prenotazione tramite l’azienda vinicola, che organizza visite guidate con degustazione e che danno accesso anche ai sotterranei del castello usati per la vinificazione e l’invecchiamento. Non ci sono dettagli specifici su un grande intervento di restauro recente del castello stesso –la documentazione parla di conservazione della torre centrale e della struttura, e dell’uso del complesso per la viticoltura–, ma l’azienda agricola specifica che gli edifici sono frutto di stratificazioni secolari: dalla villa romana alle strutture medievali e alle trasformazioni successive.
Conclusione.
Il Castello della Pusterla a Vigolo Marchese è un esempio perfetto di come un presidio medievale su basi antiche sia sopravvissuto ai secoli trasformandosi da castello difensivo in dimora signorile e infine in sede vitivinicola, conservando però in modo visibile la memoria delle sue origini: la torre centrale, le caditoie, la struttura quadrangolare ridotta ma riconoscibile. La zona stessa testimonia passaggi epocali: dai Longobardi agli Obertenghi, dai monasteri benedettini all’assetto feudale-guelfo, alla prevalenza viscontea, fino all’appartenenza alle grandi famiglie nobili piacentine. Visitare il castello significa camminare su più strati di storia: romana, altomedievale, medievale, moderna. E degustare il vino nei locali suggestivi della cantina significa inserire questa esperienza storica nel contesto attuale del territorio.
Il maniero vero e proprio –quello che sarebbe divenuto il Castello della Pusterla– fu documentato come “castrum monasteri Viculi” nel 1029, a testimonianza del fatto che il monastero (ed accanto la fortificazione) fungevano da rifugio e presidio. Nel corso del XIII e principio XIV secolo Vigolo Marchese risulta un centro guelfo che opponeva resistenza alla preponderanza viscontea nella zona piacentina. È infatti documentato che il 20 aprile 1314 il duca di Milano Galeazzo I Visconti ordinò ai suoi capitani di marciare su Vigolo, incendiare le case e il castello, rompendo il presidio autonomo che teneva sotto controllo parte del contado. Subito dopo, in un atto del 1326 conservato presso l’Archivio Capitolare di Piacenza, emerge la figura del prevosto di San Giovanni di Vigolo, Rogerio Caccia (poi vescovo di Piacenza), che nominava un vicario e “capitaneus castri” con funzioni sul castello -segno che la fortezza passava sotto il controllo ecclesiastico o monastico.
Proprietà, trasformazioni e vicende fino all’età moderna.
Nel corso del XV e XVI secolo, la proprietà del feudo di Vigolo Marchese e del castello passò nelle mani dei Sforza di Santa Fiora, signori del territorio di Castell’Arquato e dell’alta Val d’Arda, e successivamente (intorno al 1595) sotto la giurisdizione del cardinale Sforza. In epoca successiva l’edificio assunse il nome della famiglia che lo deteneva: i Pusterla, che lo conservarono fino all’estinzione del ramo verso la metà del XVII secolo. Con la scomparsa della famiglia Pusterla, la proprietà passò –tramite matrimonio– ai Bonini, e poi nell’Ottocento ai Boselli (talvolta indicati come Boselli-Bonini). Giunti al XX secolo: dopo la Seconda Guerra Mondiale, nel 1946, l’azienda agricola e il complesso del castello furono acquistati da Carlo Zanetti, e successivamente dagli attuali proprietari, la famiglia Freschi insieme alla famiglia Gandolfi. Dal punto di vista architettonico, l’edificio attuale appare come una casa rurale fortificata. Di ciò che era l’antico castello rimane una torre passante in laterizio, con caditoie “correnti su beccatelli” che sporgono sui quattro lati, al centro del complesso che fungeva da passaggio tra due cortili, uno padronale e uno rustico. È ipotizzato che l’edificio primitivo fosse ad impianto quadrangolare con quattro torri d’angolo e un mastio centrale. Interessante l’oratorio di San Giovanni Battista, vicino al castello, costruito nel XVI secolo con lapidi che ricordano le famiglie Pusterla, Bonini, Boselli e in particolare Vincenzo Boselli-Bonini, nato nel castello nel 1760 autore della “Storia di Piacenza” (1804).
Battaglie, misteri e curiosità.
Una delle battaglie più celebri di questo castello fu l’incendio del 1314 ordinato da Galeazzo I Visconti, l’atto motiva la distruzione delle abitazioni e del castello come mezzo per spezzare la tenuta guelfa nella zona. Non ci sono riportate vere e proprie “battaglie campali” all’interno del maniero nei secoli successivi, almeno non con documentazione ampia e la funzione dell’edificio divenne più residenziale e agricola, specialmente a partire dal XV-XVI secolo.
Sul versante dei misteri e curiosità. Il nome “Pusterla” stesso, benché oggi associato al castello, porta con sé la suggestione di “porta, passaggio, piccola apertura” (in italiano “pusterla”), forse legata alla funzione di torre passante del fortilizio. Nei sotterranei del castello, oggi adibiti a cantina dell’azienda vitivinicola, si racconta che siano stati rinvenuti ambienti antichi destinati all’invecchiamento dei vini, che conservano ancora tracce dell’originale fortificazione. Un altro elemento curioso sono le antiche mura del monastero benedettino, fondato nel 1008-1012, sarebbero sorte su strutture di età altomedievale e forse paleocristiane, in una zona di passaggio pellegrinale (legate alla via che conduceva verso la Via Francigena). Non si conoscono leggende “popolari” su fonti ufficiali relative a fantasmi, tesori nascosti o prigioni segrete,
Restauri, uso moderno e Visitabilità.
Dal punto di vista moderno, il complesso ospita oggi la Azienda Agricola Pusterla, un’azienda vitivinicola che sfrutta il territorio collinare e la zona fertile della Val Chiavenna per la produzione di vini dei Colli Piacentini DOC. La storia dell’azienda sottolinea la continuità, “dal sottosuolo sono emersi resti di edifici tardo-romani e su di essi fu eretto un fortilizio controllato dalla famiglia Obertenga, attorno al 1400 la famiglia Pusterla fece erigere la torre con caditoie che ancora oggi svetta”. Per quanto riguarda la visitabilità il castello non è in genere aperto al pubblico come un museo completo, ma è accessibile esternamente. È però possibile visitarlo internamente su prenotazione tramite l’azienda vinicola, che organizza visite guidate con degustazione e che danno accesso anche ai sotterranei del castello usati per la vinificazione e l’invecchiamento. Non ci sono dettagli specifici su un grande intervento di restauro recente del castello stesso –la documentazione parla di conservazione della torre centrale e della struttura, e dell’uso del complesso per la viticoltura–, ma l’azienda agricola specifica che gli edifici sono frutto di stratificazioni secolari: dalla villa romana alle strutture medievali e alle trasformazioni successive.
Conclusione.
Il Castello della Pusterla a Vigolo Marchese è un esempio perfetto di come un presidio medievale su basi antiche sia sopravvissuto ai secoli trasformandosi da castello difensivo in dimora signorile e infine in sede vitivinicola, conservando però in modo visibile la memoria delle sue origini: la torre centrale, le caditoie, la struttura quadrangolare ridotta ma riconoscibile. La zona stessa testimonia passaggi epocali: dai Longobardi agli Obertenghi, dai monasteri benedettini all’assetto feudale-guelfo, alla prevalenza viscontea, fino all’appartenenza alle grandi famiglie nobili piacentine. Visitare il castello significa camminare su più strati di storia: romana, altomedievale, medievale, moderna. E degustare il vino nei locali suggestivi della cantina significa inserire questa esperienza storica nel contesto attuale del territorio.
Castello Pusterla veduta dei primi ‘900
