Castello di Castelnuovo Val Tidone
L’area dove oggi sorge il castello era già abitata e fortificata in epoca medievale. Il nome stesso “Castelnuovo” (o “Castel novo”, “Castrum Novum”) indica che il sito sorse su una fortificazione precedente, abbandonata o distrutta. Si trova sulla collina che domina la bassa Val Tidone, presso la frazione di Castelnovo del comune di Borgonovo Val Tidone. Tra gli eventi più antichi si segnala il passaggio dell’imperatore Federico Barbarossa –nell’anno 1155– con il suo esercito, diretto verso l’assedio di Piacenza, che si attestò nei pressi del “Novum Castellum”. Nel corso del XII e XIII secolo la fortificazione fu teatro di assalti e distruzioni. Ad esempio, nel 1215 le milizie pavesi, in guerra contro Piacenza, assaltarono e distrussero quasi completamente il castello. Ancora, intorno al 1242 l’esercito di Re Enzo –figlio naturale di Federico II di Svevia– attraversò la valle del Tidone seminando devastazioni e attaccò la fortificazione. Il castello fu ricostruito intorno al 1350 assumendo buona parte degli elementi che sono riconoscibili oggi. La struttura, in mattoni, ha pianta trapezoidale con tre torri cilindriche agli angoli. Le mura presentano una “scarpa” (cioè uno scarpamento) sporgente e il fossato che lo circondava accentuava il carattere militare. In questo periodo, il maniero fungeva da presidio territoriale nel sistema difensivo del contado piacentino verso le incursioni esterne, elementi tipici del castello padano-militare del Tre-Quattrocento. Ad esempio è visibile ancora oggi la merlatura “ghibellina” (merli a coda di rondine) sulla cortina muraria.
Proprietari e trasformazioni.
Superata l’epoca delle distruzioni e ricostruzioni militari, il castello entrò nell’orbita delle grandi famiglie nobili del Nord Italia e quindi via via venne trasformato da fortezza a dimora signorile.
Nel 1412 il duca Filippo Maria Visconti assegnò, insieme ad altri territori della Val Tidone, il castello a Bartolomeo e Filippo Arcelli, in riconoscimento della loro alleanza. Più tardi, nel 1547, a seguito della congiura di Piacenza, il castello passò ai conti Dal Pozzo. Nel 1573 il duca Ottavio Farnese infeudò Castelnovo al conte Emilio Dal Pozzo (che aggiunse “Farnese” al cognome). In epoca settecentesca e ottocentesca cambiò ancora proprietari: la famiglia Marazzani-Visconti fu una delle proprietarie che trasformarono il castello in dimora di campagna.
Infine, dalla metà dell’Ottocento fino ad oggi, il maniero è proprietà della famiglia dei principi De Ferrari di Genova. Durante questi passaggi, le trasformazioni furono significative: gli interni furono abbelliti tra XVII e XVIII secolo con soffitti a cassettoni, affreschi, e il parco esterno fu riordinato e dotato di viale alberato lungo oltre un km, realizzato in particolare per la visita della duchessa Maria Luigia d’Austria (ex consorte di Napoleone) nell’Ottocento. I lavori di restauro più rilevanti risalgono alla fine dell’Ottocento, quando fu intrapresa una campagna generale di manutenzione e ridecorazione che ha contribuito a conservare la forma attuale del castello. Il parco circostante, con alberi secolari e statue settecentesche, è diventato uno degli elementi più apprezzati del complesso.
Storia moderna, visite, battaglie e misteri.
Oggi il Castello è di proprietà privata e viene aperto su prenotazione per eventi, cerimonie, meeting e visite guidate occasionali. Il cortile interno conserva un pozzo in travertino del XVI secolo, donato dalla famiglia Farnese, con inciso il giglio Farnese.
Nel 1215 avvenne l’attacco dei Pavese, che distrusse quasi completamente l’antico castello pre-esistente.
Nella zona valtidonese in epoche successive ci furono altri assalti e distruzioni legati alle lotte dei Visconti, dei Piccinino, degli Sforza e dei Guelfi-Ghibellini.
Non è documentata una “grande battaglia” svolta proprio attorno al castello in epoca moderna (come avvenne per altre fortezze), ma la struttura ha certamente avuto un ruolo strategico nelle contese tra Piacenza e Pavia e nei passaggi di dominio locali.
Il viale d’accesso alberato lungo circa 1,3 km fu realizzato in onore della visita di Maria Luigia nel XIX secolo, e ancora oggi costituisce un passeggio suggestivo che risale dolcemente dalla piana fino al castello.
Il fatto che la pianta del castello abbia solo tre torri cilindriche e non la quarta (angolo sud-ovest) è una particolarità, non sappiamo se venne realizzata la torre oppure venne distrutta e non ricostruita.
Il cortile interno conserva il pozzo cinquecentesco in travertino, simbolo del passaggio dai Farnese e della trasformazione da fortezza a dimora signorile.
Nel passaggio da fortezza militare a residenza nobiliare, il castello mantenne nonostante tutto evidenti segni di carattere difensivo: merli ghibellini, scarpe murarie, fossato (poi interrato) rimangono testimoni della sua funzione originaria.
Restauri e conservazione.
L’intervento maggiore è quello di fine Ottocento che ha ridefinito il parco, il viale, la copertura e gli interni. Nel corso del XX secolo sono avvenuti altri lavori di restauro conservativo per mantenere il castello in buone condizioni.
Non vi sono indicazioni certe e documentate di leggende o misteri collegati al castello; tuttavia, come spesso accade in queste antiche fortezze, l’assenza di una quarta torre ha generato curiosità locale sul “perché” (mancanza progettuale o distruzione). Inoltre, il passaggio dell’imperatore Barbarossa nel 1155 conferisce al luogo un’aura storica di lunga durata; l’idea che sotto i mattoni dell’attuale castello si nascondano residui del fortilizio precedente –citato nei documenti– alimenta la suggestione.
Conclusioni.
Il Castello di Castelnovo Val Tidone è un esempio archetipico di fortezza padana che ha saputo trasformarsi nel corso dei secoli da presidio militare a elegante dimora nobiliare immersa nel paesaggio collinare della Val Tidone. Le sue vicende –distruzioni, ricostruzioni, passaggi di proprietà– tracciano la storia del territorio, delle famiglie nobiliari e delle contese dei poteri locali fra Piacenza, Pavia e Milano. Oggi, pur essendo proprietà privata, resta un gioiello visitabile su prenotazione, che unisce la memoria storica con la valenza estetica del paesaggio e della dimora signorile.
Proprietari e trasformazioni.
Superata l’epoca delle distruzioni e ricostruzioni militari, il castello entrò nell’orbita delle grandi famiglie nobili del Nord Italia e quindi via via venne trasformato da fortezza a dimora signorile.
Nel 1412 il duca Filippo Maria Visconti assegnò, insieme ad altri territori della Val Tidone, il castello a Bartolomeo e Filippo Arcelli, in riconoscimento della loro alleanza. Più tardi, nel 1547, a seguito della congiura di Piacenza, il castello passò ai conti Dal Pozzo. Nel 1573 il duca Ottavio Farnese infeudò Castelnovo al conte Emilio Dal Pozzo (che aggiunse “Farnese” al cognome). In epoca settecentesca e ottocentesca cambiò ancora proprietari: la famiglia Marazzani-Visconti fu una delle proprietarie che trasformarono il castello in dimora di campagna.
Infine, dalla metà dell’Ottocento fino ad oggi, il maniero è proprietà della famiglia dei principi De Ferrari di Genova. Durante questi passaggi, le trasformazioni furono significative: gli interni furono abbelliti tra XVII e XVIII secolo con soffitti a cassettoni, affreschi, e il parco esterno fu riordinato e dotato di viale alberato lungo oltre un km, realizzato in particolare per la visita della duchessa Maria Luigia d’Austria (ex consorte di Napoleone) nell’Ottocento. I lavori di restauro più rilevanti risalgono alla fine dell’Ottocento, quando fu intrapresa una campagna generale di manutenzione e ridecorazione che ha contribuito a conservare la forma attuale del castello. Il parco circostante, con alberi secolari e statue settecentesche, è diventato uno degli elementi più apprezzati del complesso.
Storia moderna, visite, battaglie e misteri.
Oggi il Castello è di proprietà privata e viene aperto su prenotazione per eventi, cerimonie, meeting e visite guidate occasionali. Il cortile interno conserva un pozzo in travertino del XVI secolo, donato dalla famiglia Farnese, con inciso il giglio Farnese.
Nel 1215 avvenne l’attacco dei Pavese, che distrusse quasi completamente l’antico castello pre-esistente.
Nella zona valtidonese in epoche successive ci furono altri assalti e distruzioni legati alle lotte dei Visconti, dei Piccinino, degli Sforza e dei Guelfi-Ghibellini.
Non è documentata una “grande battaglia” svolta proprio attorno al castello in epoca moderna (come avvenne per altre fortezze), ma la struttura ha certamente avuto un ruolo strategico nelle contese tra Piacenza e Pavia e nei passaggi di dominio locali.
Il viale d’accesso alberato lungo circa 1,3 km fu realizzato in onore della visita di Maria Luigia nel XIX secolo, e ancora oggi costituisce un passeggio suggestivo che risale dolcemente dalla piana fino al castello.
Il fatto che la pianta del castello abbia solo tre torri cilindriche e non la quarta (angolo sud-ovest) è una particolarità, non sappiamo se venne realizzata la torre oppure venne distrutta e non ricostruita.
Il cortile interno conserva il pozzo cinquecentesco in travertino, simbolo del passaggio dai Farnese e della trasformazione da fortezza a dimora signorile.
Nel passaggio da fortezza militare a residenza nobiliare, il castello mantenne nonostante tutto evidenti segni di carattere difensivo: merli ghibellini, scarpe murarie, fossato (poi interrato) rimangono testimoni della sua funzione originaria.
Restauri e conservazione.
L’intervento maggiore è quello di fine Ottocento che ha ridefinito il parco, il viale, la copertura e gli interni. Nel corso del XX secolo sono avvenuti altri lavori di restauro conservativo per mantenere il castello in buone condizioni.
Non vi sono indicazioni certe e documentate di leggende o misteri collegati al castello; tuttavia, come spesso accade in queste antiche fortezze, l’assenza di una quarta torre ha generato curiosità locale sul “perché” (mancanza progettuale o distruzione). Inoltre, il passaggio dell’imperatore Barbarossa nel 1155 conferisce al luogo un’aura storica di lunga durata; l’idea che sotto i mattoni dell’attuale castello si nascondano residui del fortilizio precedente –citato nei documenti– alimenta la suggestione.
Conclusioni.
Il Castello di Castelnovo Val Tidone è un esempio archetipico di fortezza padana che ha saputo trasformarsi nel corso dei secoli da presidio militare a elegante dimora nobiliare immersa nel paesaggio collinare della Val Tidone. Le sue vicende –distruzioni, ricostruzioni, passaggi di proprietà– tracciano la storia del territorio, delle famiglie nobiliari e delle contese dei poteri locali fra Piacenza, Pavia e Milano. Oggi, pur essendo proprietà privata, resta un gioiello visitabile su prenotazione, che unisce la memoria storica con la valenza estetica del paesaggio e della dimora signorile.

veduta del castello nei primi del ‘900
