penna

la Colombaia Militare di Piacenza

silenziosi messaggeri tra scienza e devozione militare

Alla fine dell’Ottocento, in un’epoca di grandi trasformazioni, l’Italia, nazione giovane, era impegnata nel rafforzare il proprio apparato militare e comunicativo. Le nuove tecnologie -il telegrafo, la ferrovia e le prime radiotrasmissioni- stavano rivoluzionando la guerra e la logistica. Comunque nonostante questi progressi, un sistema antico e naturale restava insostituibile per certe esigenze; la colombaia militare, ovvero il servizio dei piccioni viaggiatori, che venivano addestrati per il trasporto di messaggi in caso di emergenza o quando le linee di comunicazione erano interrotte. Piacenza, da sempre città strategica e sede di importanti infrastrutture militari, divenne una delle basi italiane più significative per questo servizio. La città, posta al crocevia tra la Pianura Padana e le vie di collegamento verso l’Appennino, vantava una forte tradizione militare sin dal periodo ducale e, con l’Unità d’Italia, continuò ad ospitare diverse caserme, depositi e officine dell’esercito.

La colombaia militare di Piacenza era situata nella zona dell’Arsenale e nelle vicinanze di via Beverora-viale Malta, (dietro la scuola Colombini), dove sorgevano già diverse strutture logistiche. L’Arsenale, costruito a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, era un vasto complesso che comprendeva magazzini, laboratori di manutenzione e depositi di munizioni. In quest’area trovavano posto anche unità specializzate e servizi ausiliari, tra cui appunto la Sezione colombofila militare. La caserma che ospitava la colombaia non era grande né imponente come le altre, ma aveva una sua fisionomia particolare. Era costituita da un corpo centrale adibito a uffici e alloggi per il personale, e da una serie di costruzioni basse, in muratura e legno, dove si trovavano le voliere e i nidi. Ogni colombaia militare dell’epoca doveva rispondere a rigidi criteri tecnici di pulizia, esposizione al sole, protezione dai venti e presenza di spazi per l’addestramento al volo.


il 28 aprile 1906 nell'ambito dell'esposizione internazionale di Milano dal capoluogo lombardo venne lanciata una batteria di piccioni viaggiatori diretti alla colombaia militare di Piacenza. Nel pomeriggio i volatili rientrarono regolarmente nelle loro piccionaie a Piacenza.

I colombi militari venivano identificati con anelli numerati e arruolati come “cavalli di truppa”, i loro spostamenti registrati con precisione quasi maniacale nei registri del reparto. All’interno della colombaia prestavano servizio soldati scelti, spesso provenienti da reparti del genio o delle trasmissioni. Erano uomini di grande pazienza e specialisti nelle loro mansioni perché l’addestramento dei piccioni richiedeva attenzione, cura e sensibilità. Ogni giorno essi pulivano le voliere, controllavano lo stato di salute degli animali e organizzavano le esercitazioni di volo. I piccioni venivano portati in vari punti della provincia -Fiorenzuola, Rivergaro, Castel San Giovanni- e poi liberati per far ritorno a Piacenza, portando con loro piccoli tubi metallici legati alle zampe, contenenti messaggi su cartine sottili di carta cerata. Non era raro che alcuni militari sviluppassero un rapporto quasi affettivo con gli animali. I piccioni non erano semplici strumenti di guerra, ma veri e propri compagni silenziosi, che avevano salvato vite e trasmesso informazioni vitali in momenti di crisi. Durante le esercitazioni e le manovre, le colombaie mobili –erano casse in legno trasportate su carri o vagoni ferroviari- venivano dispiegate nei campi per simulare le condizioni di guerra.

Con l’inizio del XX secolo, in particolare dopo la guerra italo-turca del 1911, l’esercito italiano comprese l’utilità di questo mezzo di comunicazione che poteva avere un ruolo strategico. Nel 1912 esistevano in Italia una ventina di colombaie militari stabili, tra cui quella di Piacenza, che riforniva anche reparti di artiglieria e cavalleria della zona. I colombi addestrati potevano coprire distanze di molti chilometri, e in caso di conflitto costituivano un sistema di riserva nel caso i telegrafi venissero distrutti o intercettati. Durante la Prima guerra mondiale, i piccioni di Piacenza furono inviati in parte al fronte, mentre in città continuava l’attività di allevamento e selezione. Gli ufficiali colombofili ricevevano addestramento tecnico e pratico, imparando a codificare messaggi brevi, a selezionare le razze più adatte e a organizzare il servizio anche in condizioni di emergenza. I militari prepararono, nella colombaia, una sorta di gabbia particolare nella quale i colombi che ritornavano con i dispacci non potevano confondersi con gli altri. Ogni volta che arrivava un piccione il militare veniva avvisato da un campanello che era azionato da un piccolo congegno collegato alla gabbia.

Purtroppo questa è divenuta un’eredità dimenticata. Dopo la Grande Guerra, con l’avvento delle radiotrasmissioni e dei nuovi sistemi di comunicazione, il ruolo delle colombaie militari cominciò a diminuire. Tuttavia, a Piacenza il ricordo di quella particolare caserma, e dei militari che se ne prendevano cura, rimase vivo per decenni. Nelle testimonianze dei più anziani si ricordavano ancora “i soldati dei piccioni”, visti spesso portare le gabbie nelle mattinate di sole, o liberare in volo gli stormi sopra i tetti dell’Arsenale. Oggi, della vecchia e antica colombaia militare resta ben poco, forse qualche documento negli archivi dell’esercito, forse un edificio ricostruito o forse nulla. Ma la sua storia rappresenta un frammento affascinante della Piacenza militare di fine Ottocento, un’epoca in cui tecnologia e natura, disciplina e affetto convivevano in un delicato equilibrio.
In conclusione la colombaia militare di Piacenza fu più di un semplice allevamento, lo ricordiamo come un laboratorio di comunicazione e un simbolo della fiducia che gli uomini riponevano in un animale capace di orientarsi attraverso il cielo, guidato solo dal proprio istinto e da un legame invisibile con la sua casa. In quei cortili silenziosi, tra le voliere e le uniformi, si respirava l’eco di un’epoca in cui il dovere, la scienza e la semplicità convivevano armoniosamente - in cui anche un piccolo piccione poteva essere considerato un soldato.


foto della colombaia militare di Piacenza in zona via Beverora-viale Malta,
più o meno la zona era dove ora sorge il liceo Colombini.