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Giuseppe Merosi – geometra e progettista

Giuseppe Carlo Pietro Merosi nacque il 27 dicembre 1872 a Piacenza, in una famiglia di modeste condizioni ma attenta e aperta all’istruzione. Suo padre Giovanni, era un artigiano competente, capace e benvoluto nell’ambiente locale, mentre la madre Anna Maria Ferrari, si occupava della casa e favorì da subito l’interesse del figlio per il disegno tecnico e per la meccanica. Nella sua infanzia, Giuseppe mostrò una spiccata inclinazione per la geometria, il funzionamento dei macchinari agricoli e industriali che osservava nelle botteghe e nelle officine della città. Queste passioni lo accompagneranno per tutta la vita, fino a trasformarlo in uno dei padri della motorizzazione italiana. Da adulto si sposò e formò una famiglia stabile, ebbe un figlio (le fonti sono scarse), e mantenne sempre un forte legame con la sua Piacenza, dove tornava regolarmente pur vivendo gran parte della sua vita professionale in Lombardia.


Merosi su Alfa 24hp prototipo del 1910

Dopo aver frequentato le scuole tecniche a Piacenza si diplomò come geometra, un profilo professionale importante all’epoca, con competenze che spaziavano dal disegno tecnico all’edilizia. La sua naturale predisposizione al calcolo gli valsero immediatamente la stima dei suoi docenti. Nonostante non avesse il titolo di ingegnere universitario, Merosi si formò in modo autonomo studiando meccanica, termodinamica e progettazione. Di fatto, nella sua carriera venne considerato un ingegnere progettista, tanto che ricoprì ruoli tipici degli ingegneri motoristi dell’epoca. La combinazione tra competenze da geometra, talento autodidatta e passione per la motorizzazione fece di lui un progettista innovativo, capace di immaginare motori e telai in un momento storico in cui l’automobile era ancora agli albori. Prima di affacciarsi al mondo automobilistico, e dopo aver terminato gli studi, lavorò come disegnatore tecnico e progettista meccanico in diverse aziende di biciclette del nord Italia. Poi a Piacenza, nei primi ‘900, alla Orio & Marchand, un’azienda piacentino-francese di biciclette.


cartolina pubblicitaria degli ingegneri Bassi e Merosi

La sua presenza attenta lo fece notare da un gruppo di imprenditori lombardi, legati alla Società Anonima Italiana Darracq, filiale italiana della casa automobilistica francese. Dove nel 1909 venne assunto come progettista, e fu proprio in questo contesto che iniziò la sua carriera nel settore automobilistico vero e proprio. Siamo nel 1910, ed in seguito a difficoltà economiche della Darracq, un gruppo di investitori italiani fondò una nuova azienda sfruttando gli impianti esistenti ad Arese e Portello, nacque così l’A.L.F.A.-Anonima Lombarda Fabbrica Automobili. Giuseppe Merosi venne confermato come capo progettista: un ruolo chiave anche perché la fabbrica non aveva ancora prodotto nessuna automobile completamente italiana. A lui fu dato l’incarico di progettare la prima vettura ufficiale del nuovo marchio. Nacque così il primo capolavoro “la ALFA 24 hp”, un’auto moderna e potente, progettata con una visione tecnica avanzata. Con caratteristiche importanti: (Motore 4 cilindri-4.0 litri di cilindrata-42 CV di potenza-Velocità superiore ai 100 km/h). Ebbe un successo immediato, e diede all’azienda un’identità sportiva e tecnica che rimase un tratto distintivo dell’Alfa Romeo per tutto il XX secolo. Giuseppe Merosi progettò tanti motori e vetture caratterizzate da soluzioni innovative come: (Distribuzioni avanzate per l’epoca-Teste motore più efficienti-Telaio leggero e rigido-Motori ad alte prestazioni per competizioni). Le sue idee resero l’Alfa un marchio riconosciuto nel mondo delle competizioni anche prima dell’arrivo di Vittorio Jano e Nicola Romeo (entrato in società nel 1915 e nel 1920 trasformerà il nome in Alfa Romeo). Merosi restò in azienda fino al 1925, continuando a migliorare motori e vetture durante gli anni cruciali della nascita della tradizione sportiva del marchio.


Merosi con il figlio alla coppa Alpi 1923 con Alfa Romeo

L’impatto che Merosi diede all’industria automobilistica italiana fu immenso e vi lasciò in eredità: Il primo Dna tecnico dell’Alfa Romeo, basato su sportività, potenza e precisione. I progetti fondamentali che permisero all’azienda di sopravvivere e poi affermarsi. L’impostazione sulle strategie motoristiche che verranno poi perfezionate dai successori (come Vittorio Jano). L’introduzione di concetti tecnici che anticiparono l’automobile sportiva. Molti storici dell’automobile considerano Merosi come uno dei veri fondatori della meccanica automobilistica italiana. Dopo aver lasciato l’Alfa Romeo continuò a lavorare come progettista e consulente. Rimase attivo nell’ingegneria meccanica fino alla vecchiaia, mantenendo la fama di uomo rigoroso e visionario. Giuseppe Merosi morì il 27 marzo 1956 nella sua città natale, Piacenza, all’età di 83 anni.

La sua scomparsa fu notata soprattutto negli ambienti dell’automobilismo storico e dell’ingegneria meccanica, molti giornali ricordarono il suo ruolo determinante nella nascita di una delle case automobilistiche più amate al mondo. L’influenza di Merosi non si limita ai suoi progetti, la filosofia che introdusse -cura artigianale, innovazione tecnica e passione per le prestazioni- è ancora oggi alla base del marchio Alfa Romeo. Ogni volta che un motore Alfa si accende, un pò del lavoro di Merosi rivive. Dalla 24 HP alle moderne Giulia e Stelvio Quadrifoglio, la tradizione di performance che lui iniziò più di un secolo fa rimane un pilastro dell’identità del marchio. Giuseppe fu molto più che un geometra o un progettista, fu un pioniere. Dalle sue mani e dalla sua mente nacque la prima vera automobile “italiana” dell’Alfa, e con essa un mito che dura da oltre cento anni. La sua storia è un esempio di come talento, impegno e passione possano trasformare un giovane tecnico piacentino in una delle figure centrali della storia dell’automobile.