le Medaglie dei Signori di Piacenza
la Dinastia dei Farnese 1545 – 1731
la Reggenza Austriaca 1815 – 1847
le Medaglie dei Farnese
la Dinastia dei Farnese di Piacenza e Parma
interpretata da Guido Veroi con annotazioni dell'Autore
la Reggenza Austriaca 1815 – 1847
le Medaglie dei Farnese
la Dinastia dei Farnese di Piacenza e Parma
interpretata da Guido Veroi con annotazioni dell'Autore
Il Circolo Culturale Filatelico e Numismatico Piacentino, nello svolgimento della sua attività culturale che mira a far conoscere la storia di Piacenza attraverso lo studio dell'organizzazione postale, della monetazione e della medaglistica locali, ha realizzato una serie di nove medaglie sui Duchi Farnese che governarono Piacenza, dovute alla magistrale arte di Guido Veroi. L'interpretazione moderna e geniale data dall'artista romano alle figure degli otto duchi di casa Farnese e al relativo stemma, bene si inserisce nella tradizione della medaglistica farnesiana che ebbe origine all'epoca stessa dei duchi con opere di artisti illustri quali Bonzagna, Leoni, Galeotti, Cesati, Mochi, Hamerani ed altri. Il compimento della serie, iniziata nel 1976, ha impegnato attivamente il Circolo e l'Artista che hanno ora la soddisfazione e l'orgoglio di presentare un'opera completa, sia dal punto di vista dei ritratti, sia soprattutto sotto l'aspetto antologico dell'evoluzione della moda, delle parrucche, degli addobbi e anche delle razze dei cavalli, registrata dal XVI al XVIII secolo. Il lavoro e l'appoggio dei Soci per attuare l'iniziativa sono stati costanti e decisivi: i commenti favorevoli e gli elogi che la coniazione ha riscosso nelle mostre specializzate in Italia e all'estero, sono una garanzia di serietà e di impegno per l'attività futura dei numismatici piacentini.
Caratteristiche tecniche delle medaglie: Scultore: Guido Veroi (Roma) coniazione: Johnson-Milano modulo: 70 mm metallo: bronzo e argento tiratura: serie complete: 150/70
Caratteristiche tecniche delle medaglie: Scultore: Guido Veroi (Roma) coniazione: Johnson-Milano modulo: 70 mm metallo: bronzo e argento tiratura: serie complete: 150/70
Pier Luigi - Duca I 1545-1547
Quando il Cardinale Alessandro Farnese nel 1534 fu eletto Papa col nome di Paolo III, provvide subito alla sistemazione dei familiari: se i due giovani nipoti Alessandro Farnese e Guidascanio Sforza, figli dei figli, vennero fatti cardinali, il figlio naturale Pier Luigi, nato nel 1503, venne nel 1537 nominato perennemente Gran Gonfaloniere della Chiesa e a questa sua nomina allude il rovescio della medaglia. Iniziava così l'ascesa di Pier Luigi Farnese, cui venne anche conferito il Ducato di Castro e Nepi: a capo delle milizie della Chiesa come Gran Gonfaloniere, Pier Luigi dovette domare le ribellioni in Umbria nel 1540 e combattere contro i potentissimi Colonna, infrangendone la potenza. Nel 1545 Paolo III sistemò definitivamente il figlio, conferendogli i Ducati di Piacenza e Parma, contro restituzione di quelli di Castro e Nepi, ma solo due anni dopo, nel 1547, Pier Luigi venne sgozzato nella cittadella di Piacenza da un gruppo di congiurati guidati dal piacentino Giovanni Anguissola, conte di Vigolzone e Grazzano, dietro al quale stava però il Governatore di Milano, don Ferrante Gonzaga. L'antica feudalità locale si vendicava dell'intruso imposto dal nepotismo papale.

D.: busto di profilo a sinistra di Pier Luigi Farnese, in armatura, barbuto. Intorno al bordo PIER LUIGI FARNESE DVCA I DI PIAC. E P. 1545 - 1547. Sotto il troncamento VEROI. A destra in piccolo S. JOHNSON.
R.: il Duca a cavallo seguito da un armigero reggente su di lui un ombrello da parata. Intorno al bordo CONFALONIERE DI SANTA ROMANA CHIESA. In basso PIACENZA (rosetta) C.N.F.P. 1976.
Il recto è ricavato essenzialmente dalla fusione del profilo della vecchia medaglia e del dipinto di Tiziano eseguito quando il Duca venne nominato Gonfaloniere di Santa Romana Chiesa dal Papa Paolo III. Mi pare riuscito bene soprattutto perché si ravvisa nel profilo del Duca lo stesso profilo arguto del padre (Paolo III nei ritratti di Tiziano).. E ancora: Nel verso mi è sembrato importante raffigurare il Duca a cavallo, sotto l'ombrellino di Gonfaloniere, sia perché questo ombrellino compare anche nello stemma dei Farnese -per cui indubbiamente è un titolo importante- sia perché mi consente questa raffigurazione equestre un pò nuova e solenne, mentre riserverò a Ranuccio ed Alessandro raffigurazioni su cavalli più rampanti e focosi più adatti al loro personaggio.
R.: il Duca a cavallo seguito da un armigero reggente su di lui un ombrello da parata. Intorno al bordo CONFALONIERE DI SANTA ROMANA CHIESA. In basso PIACENZA (rosetta) C.N.F.P. 1976.
Il recto è ricavato essenzialmente dalla fusione del profilo della vecchia medaglia e del dipinto di Tiziano eseguito quando il Duca venne nominato Gonfaloniere di Santa Romana Chiesa dal Papa Paolo III. Mi pare riuscito bene soprattutto perché si ravvisa nel profilo del Duca lo stesso profilo arguto del padre (Paolo III nei ritratti di Tiziano).. E ancora: Nel verso mi è sembrato importante raffigurare il Duca a cavallo, sotto l'ombrellino di Gonfaloniere, sia perché questo ombrellino compare anche nello stemma dei Farnese -per cui indubbiamente è un titolo importante- sia perché mi consente questa raffigurazione equestre un pò nuova e solenne, mentre riserverò a Ranuccio ed Alessandro raffigurazioni su cavalli più rampanti e focosi più adatti al loro personaggio.
Ottavio - Duca II 1556-1586
Ottavio Farnese, figlio di Pier Luigi e di Girolama Orsini, era nato nel 1524 e sposò nel 1538 a quattordici anni la sedicenne Margherita d'Austria, figlia naturale di Carlo V, già vedova di Alessandro dè Medici ucciso a Firenze dal cugino Lorenzino. L'uccisione del padre Pier Luigi mise Ottavio nei 1547 a capo del Ducato di Parma ma gli fece perdere Piacenza, passata ai congiurati: il Papa cercò poi di togliergli anche Parma, che la sua resistenza riottenne nel 1550 e ancora dovette difendere nel 1551. Finalmente nel 1556, dopo l'abdicazione di Carlo V, Filippo II gli restituì anche Piacenza e altre terre e beni, dote della moglie Margherita. Ottavio morì a Parma nel 1586. Margherita d'Austria, dopo la morte del padre Carlo V dovette occuparsi personalmente del governo delle Fiandre che resse per il fratello Filippo minorenne per dieci difficili anni, tra ribellioni e intrighi: in disaccordo da sempre col marito, al ritorno in Italia si trasferì a Cittaducale, presso l'Aquila, e dal 1572 governò ufficialmente per la Spagna il Sud d'Italia. Nel 1579 fu richiesta per riassumere il governo delle Fiandre ma, sollecitata dal figlio Alessandro, lo cedette a lui. Morì in Abruzzo nel 1586.

D.: busto di profilo a sinistra di Ottavio Farnese, con Toson d'oro. Lungo il bordo in alto OTTAVIO FARNESE DVCA II DI PIAC. E P. 1556 - 1586. Sotto il troncamento del busto VEROI e in piccolo S. JOHNSON.
R.: raffigurazione delle nozze di Ottavio Farnese con Margherita d'Austria. Intorno al bordo NOZZE DI OTTAVIO FARNESE CON MARGHERITA D'AVSTRIA; a destra gli stemmi dei due sposi. In basso PIACENZA (rosetta) C.N.F.P. 1977.
Invio i disegni per la seconda medaglia del ciclo "Farnese" dedicata questa volta al Duca Ottavio. Per il ritratto mi sono riferito al famoso dipinto di Tiziano, anche per discostarmi dalla medaglistica già esistente che comunque mi è stata di conforto. Per il verso mi è piaciuta questa scena nuziale, che nella vita di Ottavio ha rappresentato una tappa fondamentale, sia per la "dote" della sposa, sia per il temperamento, sia per la parentela imperiale. Nell'esaminare gli sposi ritratti nella medaglia, non bisogna dimenticare che a quel tempo Ottavio aveva 14 anni e Margherita d'Austria 16. Spero che piaccia ai Committenti, perché sento che ne verrebbe fuori una composizione interessante.
R.: raffigurazione delle nozze di Ottavio Farnese con Margherita d'Austria. Intorno al bordo NOZZE DI OTTAVIO FARNESE CON MARGHERITA D'AVSTRIA; a destra gli stemmi dei due sposi. In basso PIACENZA (rosetta) C.N.F.P. 1977.
Invio i disegni per la seconda medaglia del ciclo "Farnese" dedicata questa volta al Duca Ottavio. Per il ritratto mi sono riferito al famoso dipinto di Tiziano, anche per discostarmi dalla medaglistica già esistente che comunque mi è stata di conforto. Per il verso mi è piaciuta questa scena nuziale, che nella vita di Ottavio ha rappresentato una tappa fondamentale, sia per la "dote" della sposa, sia per il temperamento, sia per la parentela imperiale. Nell'esaminare gli sposi ritratti nella medaglia, non bisogna dimenticare che a quel tempo Ottavio aveva 14 anni e Margherita d'Austria 16. Spero che piaccia ai Committenti, perché sento che ne verrebbe fuori una composizione interessante.
Alessandro - Duca III 1586-1592
Alessandro, figlio di Ottavio Farnese e di Margherita d'Austria, nacque a Roma nel 1545 e visse l'adolescenza e la giovinezza in Fiandra e a Madrid, dove fu allievo del fratello della madre, don Giovanni d'Austria, grande condottiero. Per volontà della madre sposò nel 1565 Maria di Portogallo, più anziana di lui, molto religiosa e di severi costumi, che gli dette tre figli prima di morire nel 1577. Alessandro visse tra le armi: combatté contro i Turchi a Lepanto nel 1571 e a Navarrino nel 1572, passò nel 1578 in Fiandra e vi conquistò successivamente Maestricht, Tournai, Bruges, Gand e Anversa (vittorie a cui allude il rovescio della medaglia). Divenuto Governatore delle Fiandre, negli ultimi anni combatté anche in Francia. Morì ad Arras nel 1592 e fu riportato in Parma dove è sepolto.

D.: busto di profilo a destra di Alessandro Farnese. Intorno al bordo ALESSANDRO FARNESE DVCA III DI PIAC. E P. 1586.1592. A destra l'emblema del Toson d'oro. Sotto il troncamento del busto VEROI e in piccolo S. JOHNSON.
R.: apoteosi equestre di Alessandro Farnese, con scettro di comando nella mano destra, su cavallo al galoppo. In alto lungo il bordo MAESTRICHT. TOURNAI. BRVGES. GAND. ANVERSA. NEVSS. In basso, in piccolo, PIACENZA (rosetta) C.N.F.P. 1977.
"Al recto: il ritratto di Alessandro vestito da imperatore romano, come nel monumento del Mochi. Nel campo antistante il ritratto ho aggiunto il Toson d'Oro, che non ho voluto omettere data l'importanza dell'onorificenza ma che non ho disegnato al disopra del mantello perché si sarebbe perso tutto il ritmo del panneggio".
"Al verso: il ritratto equestre di Alessandro nell'atto di ordinare l'inizio della battaglia. Intorno ho ricordato le sei battaglie in cui fu vittorioso, come ho letto sul libro del Nasalli Rocca".
R.: apoteosi equestre di Alessandro Farnese, con scettro di comando nella mano destra, su cavallo al galoppo. In alto lungo il bordo MAESTRICHT. TOURNAI. BRVGES. GAND. ANVERSA. NEVSS. In basso, in piccolo, PIACENZA (rosetta) C.N.F.P. 1977.
"Al recto: il ritratto di Alessandro vestito da imperatore romano, come nel monumento del Mochi. Nel campo antistante il ritratto ho aggiunto il Toson d'Oro, che non ho voluto omettere data l'importanza dell'onorificenza ma che non ho disegnato al disopra del mantello perché si sarebbe perso tutto il ritmo del panneggio".
"Al verso: il ritratto equestre di Alessandro nell'atto di ordinare l'inizio della battaglia. Intorno ho ricordato le sei battaglie in cui fu vittorioso, come ho letto sul libro del Nasalli Rocca".
Ranuccio I - Duca IV 1592-1622
Ranuccio I Farnese, nato a Parma nel 1569, figlio di Alessandro e Maria di Braganza, fu un vero "Principe", assolutista e totalitario dei suoi tempi. Già reggente, mentre il padre era ancora in vita, ebbe modo di farsi un'esperienza politica prima ancora di divenire IV Duca nel 1592. Solo due anni dopo, nel 1594, emanò le "costitutiones" che tendevano a regolare, secondo una nuova visione del diritto, la vita pubblica dello Stato. Esse permisero al Ducato una vita autonoma costituendolo come un vero e proprio Stato indipendente e restarono valide fino all'epoca napoleonica. Sotto il governo di Ranuccio I il Ducato ebbe anche un grande impulso culturale con la costituzione della Università Parmense e dei suoi collegi. Con la costruzione del Teatro Farnese e l'erezione delle due statue equestri nella Piazza Grande di Piacenza, anche l'arte e l'architettura trovarono in quell'epoca il loro mecenate. Una triste famosa vicenda oscura la figura di Ranuccio I, la sanguinosa e crudele repressione della congiura dei Sanvitale, nel 1612, in cui furono condannati a morte più di cento esponenti della nobiltà locale. Naturalmente la confisca dei loro beni andò ad impinguare le finanze dello Stato e dette luogo alla costituzione di una nuova classe dirigente, i cui esponenti erano mercanti e nobili minori. Il governo di Ranuccio fu comunque un governo di pace e, compatibilmente con lo spirito dei tempi, di giustizia e felicità pubblica, come vuol significare il rovescio della medaglia nel quale la figura del Duca a cavallo, ripresa dal monumento barocco dei Mochi, sembra trionfare sul piccolo uomo, schiacciato dallo zoccolo del cavallo, chiara allusione alla congiura.

D.: busto di profilo a sinistra di Ranuccio I con corazza e collare del Toson d'Oro. Circolarmente:RANVCCIO I FARNESE DVCA IV DI PIAC. E P. 1592.1622. Nell'esergo in basso: VEROI.
R.: Ranuccio I a cavallo. Sotto la zampa del cavallo un piccolo uomo accucciato che tiene un coltello sulla schiena. Circolarmente: ABBONDANZA GIVSTIZIA FELICITÀ PVBBLICA. In basso in piccolo: PIACENZA (rosetta) C.N.F.P.
Mando il disegno per la medaglia del Duca IV Farnese. E' stata una medaglia molto laboriosa forse perché l'ombra del Mochi, col suo meraviglioso monumento a Ranuccio, pesa molto ma ora, finalmente, mi sembra focalizzata e svincolata dall'opera di questo grande artista. Nel verso ho raffigurato il Duca con l'iscrizione che indica il suo buon governo. Sotto lo zoccolo del cavallo ho posto il piccolo uomo, col pugnale nascosto dietro alla schiena, per ricordare la congiura stroncata dal Duca, che rappresentò un momento cruciale della sua vita.
R.: Ranuccio I a cavallo. Sotto la zampa del cavallo un piccolo uomo accucciato che tiene un coltello sulla schiena. Circolarmente: ABBONDANZA GIVSTIZIA FELICITÀ PVBBLICA. In basso in piccolo: PIACENZA (rosetta) C.N.F.P.
Mando il disegno per la medaglia del Duca IV Farnese. E' stata una medaglia molto laboriosa forse perché l'ombra del Mochi, col suo meraviglioso monumento a Ranuccio, pesa molto ma ora, finalmente, mi sembra focalizzata e svincolata dall'opera di questo grande artista. Nel verso ho raffigurato il Duca con l'iscrizione che indica il suo buon governo. Sotto lo zoccolo del cavallo ho posto il piccolo uomo, col pugnale nascosto dietro alla schiena, per ricordare la congiura stroncata dal Duca, che rappresentò un momento cruciale della sua vita.
Odoardo - Duca V 1622-1646
Odoardo Farnese nacque nel 1612 da Ranuccio I e da Margherita Aldobrandini. Sposò in giovanissima età, con nozze sfarzosissime, Margherita de' Medici. Era solo sedicenne quando si trovò a reggere il governo del Ducato, ma subito dimostrò quanto la sua indole bonaria era stata temprata dalla rigida educazione, conducendo con fermezza trattative e contatti diplomatici. Le sue aspirazioni guerriere portarono però il Ducato sull'orlo della rovina. Con un’alleanza filo francese, contro gli spagnoli che da sempre sostenevano i Farnese, trascinò nel 1635 il Ducato in una rovinosa guerra seguita da un "onorevole" rientro nei ranghi. Nel 1640 scatenò la guerra di Castro per la difesa del feudo Farnese, preteso dal Pontefice Urbano VIII Barberini a copertura di certi prestiti di denaro. La guerra di Castro, l'ultima delle piccole guerre tra potentati italiani, si svolse in due tempi e durò ancora sotto il Ducato del figlio di Odoardo, Ranuccio II, concludendosi infelicemente. In tutte queste imprese egli fu consigliato dal francese Jacopo Gaufrido, figura di letterato, colto e di grande spirito, abile organizzatore di complotti internazionali. L'epoca di Odoardo fu caratterizzata anche dai grandi fasti barocchi, celebrati nel Teatro Parmense e nella Piazza Piacentina, che presagivano un lungo periodo di pace per il Ducato, se il Duca non fosse morto improvvisamente a soli 34 anni.

D.: busto di profilo a destra di Odoardo Farnese in abiti seicenteschi. Circolarmente: ODOARDO FARNESE DVCA V DI PIAC. E P. 1622-1646. Nell'esergo in basso: VEROI.
R.: Odoardo Farnese a cavallo con corazza e bastone. Circolarmente: PROBITA' POLITICA. MORALITA' ESEMPLARE. In basso in piccolo: PIACENZA (rosetta) C.N.F.P. 1978.
Ora passo allo studio dei disegni per il Duca V. Ma intanto ho dovuto abbozzare sia pure molto sommariamente i rovesci di tutte le medaglie successive, per poter realizzare una successione armoniosa, ed interessante anche dal punto di vista della moda che evolve col passare del tempo, sia per quanto riguarda i personaggi, sia per quanto riguarda gli addobbi, le acconciature e le razze degli stessi cavalli. Già a questo punto sono certo che ne verrà fuori una serie importante che premierà lo sforzo non comune del Circolo Piacentino.
R.: Odoardo Farnese a cavallo con corazza e bastone. Circolarmente: PROBITA' POLITICA. MORALITA' ESEMPLARE. In basso in piccolo: PIACENZA (rosetta) C.N.F.P. 1978.
Ora passo allo studio dei disegni per il Duca V. Ma intanto ho dovuto abbozzare sia pure molto sommariamente i rovesci di tutte le medaglie successive, per poter realizzare una successione armoniosa, ed interessante anche dal punto di vista della moda che evolve col passare del tempo, sia per quanto riguarda i personaggi, sia per quanto riguarda gli addobbi, le acconciature e le razze degli stessi cavalli. Già a questo punto sono certo che ne verrà fuori una serie importante che premierà lo sforzo non comune del Circolo Piacentino.
Ranuccio II - Duca VI 1646-1694
Odoardo Farnese morendo a soli 34 anni nel 1646 lasciava erede del Ducato il sedicenne figlio Ranuccio sotto la reggenza della madre Margherita de' Medici, figlia di Cosimo II, e dello zio Cardinale Francesco. La politica di neutralità fra le due potenze che si contendevano il predominio in Italia, Francia e Spagna, fu la caratteristica del tranquillo governo di Ranuccio II sotto la guida del ministro Jacopo Gaufrido. L'unico episodio drammatico fu la perdita della fortezza di Castro, distrutta completamente dalle truppe del governo pontificio nel 1649; vittima di questa infelice impresa fu il ministro Gaufrido che pagò con la vita, dopo un processo, il fatto di aver voluto dirigere personalmente la difesa di Castro. Fu risolta invece positivamente dal Duca la questione dell'annessione dei territori di Bardi e di Compiano in Val Ceno e in Val Taro, territori di interesse solo strategico. Gli ultimi anni del ducato di Ranuccio II furono turbati da passaggi e soste di truppe imperiali tedesche; fu un tributo concesso all'imperatore Leopoldo dopo che il figlio di Ranuccio II, Odoardo, ebbe sposata una principessa tedesca, Dorotea Sofia di Neuburg, figlia dell'Elettore Palatino. Nel 1694 terminava il lungo regno di Ranuccio II, "reggitore pacifico" come si dice nella leggenda del rovescio della nostra medaglia.

D.: RANVCCIO II FARNESE DVCA VI DI PIAC. E P. 1646-1694. Nel centro busto a sinistra con capelli spioventi sulla schiena e vestito riccamente ornato. In piccolo: VEROI.
R.: nel campo il Duca Ranuccio II a cavallo. In alto le parole: REGGITORE SALDO. PACIFICO. EDIFICATORE / PVBBLICO. In basso: PIACENZA (rosetta) C.N.F.P. 1979. In piccolo: S. JOHNSON
R.: nel campo il Duca Ranuccio II a cavallo. In alto le parole: REGGITORE SALDO. PACIFICO. EDIFICATORE / PVBBLICO. In basso: PIACENZA (rosetta) C.N.F.P. 1979. In piccolo: S. JOHNSON
Francesco - Duca VII 1694-1727
Nato il 19 maggio 1678, Francesco Farnese successe al padre Ranuccio II nel 1694 e sposò l'anno successivo la vedova del fratello Odoardo, Dorotea Sofia di Neuburg. La situazione del Ducato non era facile politicamente ed economicamente per la presenza sul territorio di truppe imperiali. Francesco si interessò molto di politica estera e quando iniziò la lunga guerra di successione al trono di Spagna, dopo la morte di Carlo II, riuscì a mantenere una prudente neutralità fra Stato Pontificio, Spagna, Francia e Austria, con l'aiuto dell'Abate Alberoni. Questi, nominato rappresentante del Duca presso la Corte di Spagna, in un secondo tempo indusse Francesco a prendere posizione in favore dei Borbone e combinò il matrimonio della figliastra Elisabetta col Re di Spagna Filippo V. L'Alberoni, nominato Cardinale e primo Ministro di Spagna, trascinò nel 1718 Francesco a favorire un progettato insediamento della Spagna in Sicilia, nel Napoletano e in Toscana, con interventi armati che fallirono provocando la distruzione della flotta spagnola in Sicilia da parte dell'Inghilterra e l'invasione di alcuni territori spagnoli da parte della Francia. Seppe partecipare con onore al Congresso di Cambrai del 1719, senza però ottenere vantaggi territoriali. Morì il 26 febbraio 1727 lasciando un buon ricordo del suo governo per la realizzazione di opere pubbliche, per l'incremento di collezioni d'arte ed archeologiche e per aver favorito gli studi e la cultura in generale.

D.: FRANCESCO FARNESE DUCA VII DI PIAC. E P. 1694-1727. Nel centro busto a destra di Francesco Farnese con parrucca. In piccolo: VEROI.
R.: UN DUCA DEGNO DI QUESTO NOME Nel campo Francesco Farnese in sella a un cavallo galoppante verso sinistra; in basso un archibugio e la dicitura: PIACENZA (rosetta) C.N.F.P. 1980. In piccolo: S. JOHNSON.
Lieto di poter presentare gli ultimi due disegni per le medaglie Farnesiane, desidero ringraziare per l'occasione culturale che anche a me è stata posta e che mi ha fornito momenti di grande soddisfazione. Mi permetto evidenziare -per una migliore comprensione del lavoro- come nel susseguirsi dei personaggi ducali siano state rispettate le evoluzioni della moda, non solo negli abiti e nelle parrucche, ma anche nelle variazioni stilistiche che hanno caratterizzato le varie epoche. Si vedono perciò, in questi due ultimi disegni, gli atteggiamenti dei cavalli conformi ai canoni settecenteschi, le loro teste più piccole del solito, le criniere pettinate all'indietro che solo al termine si allargano e si allungano; ed i corpi che anch'essi allargandosi rendono la parte posteriore più pesante e contrastante con la snellezza delle gambe. La frase scritta nel rovescio della medaglia del Duca VII è tratta dal libro sui Farnese.
R.: UN DUCA DEGNO DI QUESTO NOME Nel campo Francesco Farnese in sella a un cavallo galoppante verso sinistra; in basso un archibugio e la dicitura: PIACENZA (rosetta) C.N.F.P. 1980. In piccolo: S. JOHNSON.
Lieto di poter presentare gli ultimi due disegni per le medaglie Farnesiane, desidero ringraziare per l'occasione culturale che anche a me è stata posta e che mi ha fornito momenti di grande soddisfazione. Mi permetto evidenziare -per una migliore comprensione del lavoro- come nel susseguirsi dei personaggi ducali siano state rispettate le evoluzioni della moda, non solo negli abiti e nelle parrucche, ma anche nelle variazioni stilistiche che hanno caratterizzato le varie epoche. Si vedono perciò, in questi due ultimi disegni, gli atteggiamenti dei cavalli conformi ai canoni settecenteschi, le loro teste più piccole del solito, le criniere pettinate all'indietro che solo al termine si allargano e si allungano; ed i corpi che anch'essi allargandosi rendono la parte posteriore più pesante e contrastante con la snellezza delle gambe. La frase scritta nel rovescio della medaglia del Duca VII è tratta dal libro sui Farnese.
Antonio - Duca VIII 1727-1731
Antonio Farnese, nato il 29 novembre 1679 da Ranuccio II e da Margherita Violante di Savoia, successe al fratello Antonio (nota: probabilmente un refuso nel testo originale, si riferisce a Francesco) sul trono del Ducato di Piacenza e Parma nel 1727. E' l'ultimo Duca della Casa Farnese non avendo avuto figli dal matrimonio con Enrichetta d'Este, avvenuto nel 1728. Ebbe una buona preparazione culturale culminata con un viaggio di tre anni (1697-1700) attraverso la Savoia, la Francia, l'Inghilterra, il Belgio, l'Olanda, la Germania e l'Austria e prendendo quindi contatto con tutte le Corti di quei paesi. Ma, tenuto lontano dalle cure del governo da parte del fratello, Antonio passava il tempo dandosi ai divertimenti, al giuoco e alla caccia. La morte del fratello avvenuta nel 1725 8nota: probabilmente un refuso, si riferisce al 1727) lo costrinse ad assumere il governo del Ducato e a contrarre il matrimonio, i cui festeggiamenti si protrassero fino al 1730, mentre le finanze ducali e familiari si dissipavano disastrosamente. Il suo breve governo, senza atti di rilievo, si concluse con la sua improvvisa morte il 20 gennaio 1731, senza lasciare alcun erede. Si concludeva così poco gloriosamente la dinastia dei Farnese alla quale successe poi quella dei Borbone.

D.:ANTONIO FARNESE DVCA VIII DI PIAC. E P. 1727-1731. Nel centro busto a destra di Antonio Farnese con cappello a tre punte, parrucca e corazza. In piccolo: VEROI.
R.: nel centro il Duca Antonio Farnese a cavallo galoppante verso sinistra. In alto le parole: NOI VORREMMO CHE I GRANDI FOSSERO GRANDI IN TUTTO. In basso: PIACENZA (rosetta) C.N.F.P. 1980. In piccolo: S. JOHNSON.
La frase scritta nel rovescio della medaglia del Duca VIII è tratta da Shakespeare (Antonio e Cleopatra) che la fa pronunciare al generale romano ormai non più capace di dominare gli eventi, frase che meglio di ogni altra mostra tutta la drammaticità della vita di questo ultimo Duca al quale non è riuscito di conservare il Ducato; nel quale tutta la carica dinamica della Famiglia ducale si era ormai esaurita. Concluderà la serie la medaglia del grande palazzo Farnese di Piacenza, il cui disegno, già studiato, risulterà assai suggestivo e dello stemma, sorretto da putti alati, un po' come quelli modellati dal Mochi sui piedistalli di piazza Cavalli, non per scarsità di fantasia, ma per collegare ancora di più il nome dei Farnese alla città di Piacenza e non più genericamente all'intero Ducato.
R.: nel centro il Duca Antonio Farnese a cavallo galoppante verso sinistra. In alto le parole: NOI VORREMMO CHE I GRANDI FOSSERO GRANDI IN TUTTO. In basso: PIACENZA (rosetta) C.N.F.P. 1980. In piccolo: S. JOHNSON.
La frase scritta nel rovescio della medaglia del Duca VIII è tratta da Shakespeare (Antonio e Cleopatra) che la fa pronunciare al generale romano ormai non più capace di dominare gli eventi, frase che meglio di ogni altra mostra tutta la drammaticità della vita di questo ultimo Duca al quale non è riuscito di conservare il Ducato; nel quale tutta la carica dinamica della Famiglia ducale si era ormai esaurita. Concluderà la serie la medaglia del grande palazzo Farnese di Piacenza, il cui disegno, già studiato, risulterà assai suggestivo e dello stemma, sorretto da putti alati, un po' come quelli modellati dal Mochi sui piedistalli di piazza Cavalli, non per scarsità di fantasia, ma per collegare ancora di più il nome dei Farnese alla città di Piacenza e non più genericamente all'intero Ducato.
il Palazzo Farnese di Piacenza
Questa medaglia conclude la serie di medaglie commemorative della dinastia dei Farnese in Piacenza, fatta eseguire dal Circolo Piacentino. Nel dritto appare il Palazzo Farnese di Piacenza che domina con la sua enorme mole la piazza Cittadella. Iniziato nel 1558 per ordine di Margherita d'Austria, moglie di Ottavio Farnese, su disegno di Francesco Pacchiotti e continuato dopo il 1564 sotto la guida del Vignola, la costruzione fu interrotta nel 1593. Nella medaglia il palazzo appare finito e completato in tutte le sue rifiniture marmoree, come avrebbe dovuto essere.
Nel rovescio della medaglia è stato riprodotto lo stemma dei Farnese sostenuto da due putti e poggiante su un capitello corinzio arricchito da lunghi getti di foglie di acanto; in esso appaiono i sei gigli d'azzurro in campo d'oro (primo stemma dei Farnese), lo stemma della Casa d'Austria-Borgogna "di rosso alla fascia d'argento, partito d'oro a tre bande d'azzurro bordata di rosso", l'emblema del Gonfalone di Santa Romana Chiesa al quale è sovrapposto lo stemma della Casa di Portogallo-Braganza "d'argento a cinque scudetti d'azzurro in croce, caricati ciascuno di cinque bisanti (o monete) d'argento, in croce diagonale, poste due, uno, con bordura di rosso, caricata di sette castelli d'oro posti tre, due, due". La corona usata dai Farnese fu sempre quella ducale a cinque fioroni, intercalati da quattro palle.
Nel rovescio della medaglia è stato riprodotto lo stemma dei Farnese sostenuto da due putti e poggiante su un capitello corinzio arricchito da lunghi getti di foglie di acanto; in esso appaiono i sei gigli d'azzurro in campo d'oro (primo stemma dei Farnese), lo stemma della Casa d'Austria-Borgogna "di rosso alla fascia d'argento, partito d'oro a tre bande d'azzurro bordata di rosso", l'emblema del Gonfalone di Santa Romana Chiesa al quale è sovrapposto lo stemma della Casa di Portogallo-Braganza "d'argento a cinque scudetti d'azzurro in croce, caricati ciascuno di cinque bisanti (o monete) d'argento, in croce diagonale, poste due, uno, con bordura di rosso, caricata di sette castelli d'oro posti tre, due, due". La corona usata dai Farnese fu sempre quella ducale a cinque fioroni, intercalati da quattro palle.

D.: PALAZZO FARNESE A PIACENZA. Nel campo vista di fronte del Palazzo Farnese di Piacenza; in basso carrozza trainata da cavalli e armigeri in movimento. In piccolo: VEROI.
R.: FARNESE. Nel campo grande capitello sul quale due putti sorreggono lo stemma coronato della famiglia Farnese. In basso: PIACENZA - C.N.F.P. 1980. In piccolo: S. JOHNSON.
Il palazzo Farnese di Piacenza modellato su questa medaglia ha la particolarità di farlo vedere "finito e completo in tutte le sue rifiniture marmoree". Proprio come avrebbero voluto vederlo i Farnese che lo eressero; e noi -sia pure vedendolo attraverso una medaglia celebrativa- possiamo paragonarlo al famosissimo palazzo Farnese di Roma, constatando che nulla avrebbe perduto nel confronto, e ravvisando un caratteristico "stile Farnese" comune ad entrambi i palazzi. Nell'esergo la piazza è ravvivata da un correr d'armati come per far vedere, dietro alle possenti mura, la presenza viva e coraggiosa dei Duchi che lo abitarono e non solo una vestigia del loro passaggio.
R.: FARNESE. Nel campo grande capitello sul quale due putti sorreggono lo stemma coronato della famiglia Farnese. In basso: PIACENZA - C.N.F.P. 1980. In piccolo: S. JOHNSON.
Il palazzo Farnese di Piacenza modellato su questa medaglia ha la particolarità di farlo vedere "finito e completo in tutte le sue rifiniture marmoree". Proprio come avrebbero voluto vederlo i Farnese che lo eressero; e noi -sia pure vedendolo attraverso una medaglia celebrativa- possiamo paragonarlo al famosissimo palazzo Farnese di Roma, constatando che nulla avrebbe perduto nel confronto, e ravvisando un caratteristico "stile Farnese" comune ad entrambi i palazzi. Nell'esergo la piazza è ravvivata da un correr d'armati come per far vedere, dietro alle possenti mura, la presenza viva e coraggiosa dei Duchi che lo abitarono e non solo una vestigia del loro passaggio.
il Trionfo della Famiglia Farnese
La placchetta presenta un carro trionfale trainato da quattro cavalli bardati alla maniera barocca. Al centro del carro si innalza un albero navale alla cui base è appeso lo stemma Farnese al quale due legionari romani rendono gli onori. La stemma è sormontato dalla corona gigliata e, sopra ad essa, da una grande corona d'alloro sopra la quale, da una terrazza suonano le loro trombe d'argento quattro araldi. L'albero trionfale prosegue la sua ascesa verso l'alto sostenendo su un'altra pedana, quattro dame simboli della cortesia, dell'eleganza, della cultura e degli attributi con i quali debbono fregiarsi i principi; esse sventolano quattro guidoni sui quali si leggono i nomi degli otto duchi della casa Farnese. Il pennone termina con un giglio attorniato da due putti con rami fioriti. Sul carro trovano posto su apposite tribunette le quattro virtù cardinali: la prudenza, la giustizia, la forza morale, la continenza. Il carro si completa con una prua da cui si innalza un albero di quercia, e con una poppa da cui si alza un albero di olivo. I fianchi del carro sono decorati da medaglioni di imperatori romani, dato che alla romanità hanno guardato tutti i regnanti di allora. Seguono il carro un guerriero con le chiavi comunali e due donzelle con un vassoio colmo simbolo di abbondanza e con un tamburello sonante simbolo dalla festosità pubblica per la quale i Duchi si son prodigati. Il corteo è aperto da due palafrenieri che sostengono due fiamme gigliate, mentre sopra di esso brilla un sole smagliante. Si sa, è una composizione obbligatoriamente retorica, ma è moderna ed attuale nella realizzazione. Dalla quale traspare, data l'inusitatezza di simili rappresentazioni, una interessante e divertente vena poetica che certamente interesserà il collezionista. Egli ripercorrendo idealmente tutto l'itinerario dei carri trionfali, da quelli romani a quelli petrarcheschi, fino a quelli barocchi s'avvederà che con quest'epoca si è praticamente esaurita la componente fantastica e festosa dell'umanità. Ben felice sembra quindi l'iniziativa -ora che la tecnica e l'economia hanno imposto la loro preponderanza su queste concretizzazioni della fantasia- di riproporre con questa placchetta l'auspicio di un ritorno anche alla serenità ed alla spensieratezza non come evasione ma come componente della vita umana.

la Reggenza Austriaca - la Duchessa Maria Luigia 1815-1847
Maria Luigia - Duchessa 1815-1847
nel Bicentenario della Nascita 1791-1847
Maria Luigia - Duchessa 1815-1847
nel Bicentenario della Nascita 1791-1847
Figlia primogenita dell'imperatore d'Austria Francesco I e dell'Arciduchessa Maria Teresa, nacque a Vienna il 12 dicembre 1791. Per ragioni di stato fu data in sposa, nel 1810, al più potente signore d'Europa: Napoleone Bonaparte. L'anno seguente diede alla luce l'erede al trono Napoleone Francesco Giuseppe Carlo a cui fu dato il titolo di "Re di Roma". Ebbe altri due figli, Guglielmo ed Albertina, che ebbero il titolo di Conti di Montenuovo, essendo nati dal matrimonio morganatico con il Conte Alberto Adamo Neipperg. Tra i padroni dei Ducato è quella che viene ricordata con maggior benevolenza. Gli storici l'hanno definita buona, caritatevole, protettrice delle arti e degli artisti, con debolezze umane e torti di sovrana, dati da eventi in cui si trovò coinvolta suo malgrado. Diede impulso ai commerci e alla viabilità con la costruzione dei ponti in muratura sulla Trebbia, Nure, Arda, Tidone e Stirone. Emanò nuovi codici civili e penali, regolamentò la sanità, le fiere ed i mercati e si interessò agli scavi di Velleja.

D.: MARIA LUIGIA - 1815-1847. Elegante effigie di Maria Luigia, in fastoso abito di gala, leggermente volta a sinistra, dal ritratto di Filippo Gabbi, oggi al Museo Glauco Lombardi di Parma.
R.: in esergo: PALAZZO MANDELLI / PIACENZA / SEDE DEL GOVERNO NEL 1831. Veduta della facciata del palazzo di stile barocco ed attuale sede della Banca d'Italia; in alto, sul fondo, un leggero motivo inciso tratto dai disegni per uniforme ideati dalla stessa Duchessa che, oltre ad essere un elemento decorativo che ricorda il gusto dell'epoca è un ulteriore riferimento al gusto ed all'animo sensibile della Duchessa ed al suo grande amore per l'arte.
Modulo: mm 70 Modelli: Fabiola ROMOLI Coniazione: O.M.E.A.-Milano Anno di coniazione: 1992 Metallo: argento e bronzo Tiratura: 220/100 esemplari.
R.: in esergo: PALAZZO MANDELLI / PIACENZA / SEDE DEL GOVERNO NEL 1831. Veduta della facciata del palazzo di stile barocco ed attuale sede della Banca d'Italia; in alto, sul fondo, un leggero motivo inciso tratto dai disegni per uniforme ideati dalla stessa Duchessa che, oltre ad essere un elemento decorativo che ricorda il gusto dell'epoca è un ulteriore riferimento al gusto ed all'animo sensibile della Duchessa ed al suo grande amore per l'arte.
Modulo: mm 70 Modelli: Fabiola ROMOLI Coniazione: O.M.E.A.-Milano Anno di coniazione: 1992 Metallo: argento e bronzo Tiratura: 220/100 esemplari.
