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Aerodromo e Zona di Ammaramento per Idrovolanti

Piacenza - Progetto per la Costruzione di un Aerodromo e di un Idroscalo
"dal Piano Regolatore del 1933"

Nel ventennio fascista a Piacenza venne progettata la costruzione di un grande Aerodromo, precisamente nel 1933 e doveva sorgere nella zona dell’attuale stadio della Galleana, un altro progetto era la creazione di un Idroscalo nella zona subito sottocorrente allo sbocco del fiume Trebbia.


Si tratta di due servizi che per un centro urbano di posizione geografica importante come Piacenza, in vicinanza di un corso d’acqua perenne, vanno diventando giornalmente di maggiore attualità e quindi lo studio della relativa ubicazione e organizzazione va tempestivamente affrontato, con una precisa visione della loro futura importanza, onde le provvidenze più opportune col tempo non diventino inattuabili o lo siano con grave onere finanziario. L’aerodromo e lo scalo per idrovolanti, è ovvio il supporlo, assumeranno una importanza, agli effetti del movimento che determineranno, analoga a quella della stazione ferroviaria. Di qui la necessità di fissare la ubicazione in relazione all’ampliamento urbano, in modo che i relativi accessi dalla città stessa siano rapidi, che la posizione relativa loro e rispetto alla Stazione Ferroviaria permetta facili collegamenti. Il previsto sviluppo della città e la situazione attuale e prevedibile degli impianti di vario genere che interessano il fiume Po ci indicano la posizione migliore per ubicare i servizi in questione: L’aerodromo al limite d’espansione della città, onde non intralci i suoi sviluppi e non ne sia lontano. L’espansione cittadina porterà l’abitato a confinare con l’aerodromo e allora , in base alle nuove emergenze, si adotteranno i conseguenti provvedimenti. Lo scalo per idrovolanti sul fiume Po, subito sottocorrente allo sbocco del torrente Trebbia, onde resti una estesa zona libera da opere attraversanti il fiume pericolose per gli ammaraggi, a valle di detta località i ponti, gli elettrodotti, l’eventuale traffico di natanti nella zona del Porto sconsigliano l’impianto. All’altezza della Galleana, subito a oriente della strada di Bettola, esiste un’ampia zona (pianeggiante, e a forma rettangolare con lati di circa m. 1000 e m. 750, libera da fabbricati, che richiede pochi movimenti di terra per regolarizzazione di alcuni relitti di fortificazioni, che è attraversata da un canale (già Razza) che sistemato ne permette il completo e facile scolo, lungo il perimetro della quale, con poca spesa, potrà essere completato l’anello stradale di servizio, (che varrà liberata anche dal binario che la interessa colla proposta sistemazione della rete Ferroviaria), che ben si presta per aerodromo con ingresso dalla grande Piazza ivi prevista, in fregio alla quale potranno trovar posto gli hangar per i vari scopi ed i servizi in genere necessari per tali impianti,
non esclusa la possibilità che lo stesso campo serva per l’Amministrazione Militare per i cui servizi sono disponibili opportune aree in margine al campo ovale e altri facili accessi. Nella località indicata per l’impianto dello scalo per idroplani, approfittando della vicinanza dell’argine maestro al Po, basterebbe, incorporandolo, costruire un terrapieno alla stessa sua altezza (onde renderlo insommergibile alle massime piene e dando ad esso un opportuno franco) di ampiezza e forma adeguata per le necessità dei relativi servizi. In fregio al piazzale, con esso collegato a mezzo di piattaforma, sul fiume, fondato su palafitte, dovrebbe essere costruito il piano inclinato per servire con qualunque stato di acqua all’approdo e al ricovero nell’hangar pensile degli apparecchi, i quali, a mezzo dell’accennata piattaforma, potranno essere portati agli hangar di riserva o alle officine. Nessun nocumento o menomazione ne verrebbe alla difesa idraulica: il terrapieno verso il fiume, addossato ad un argine secondario ivi esistente in modo da mantenere la situazione attuale che asseconda l’andamento della corrente, avrebbe la scarpata, è vero, rotta dalle palafitte a sostegno della piattaforma di collegamento dell’hangar pensile con il piazzale, ma basterà sostituire il normale rivestimento della stessa, costituito da zolle erbose, con lastroni di calcestruzzo, onde impedire che i moti vorticosi prodotti dalle palafitte abbiano a compromettere il terrapieno. Questo potrebbe essere costituito, nella parte non esposta all’acqua, da materiale ghiaioso proveniente dal vicino alveo del Trebbia. Esaminando la planimetria della zona, seduce subito l’idea di approfittare dell’area esistente a tergo del piazzale dell’idroscalo, sufficientemente ampia libera di fabbricati e altimetricamente regolare per l’impianto dell’aeroporto: I due servizi vicini potrebbero forse importare una minor spesa di impianto, un esercizio più economico e nei riguardi dei viaggiatori offrire maggiori comodità e risparmio di tempo nell’eventualità di trasbordi dalle linee percorse da aeroplani a quelle percorse da idroplani e viceversa. Esistono però delle ragioni che a nostro parere sconsigliano di adottare la sopradetta soluzione che a prima vista appare razionale. Oltre al fatto che l’accesso ai suddetti impianti non sarebbe facile, peraltro da adottare per l’idroscalo, il quale non può che essere sul Po, sta la poca sicurezza di continuità di facile uso del campo per l’atterramento degli aeroplani. I terreni che lo costituiscono, a fondo ghiaino-sabbioso, quantunque in zona di bonifica, ad alto livello delle acque del Po saranno sempre impinguati di acqua,quindi il campo in detti periodi, com’è noto, presenterebbe pericoli per l’atterramento degli apparecchi. Questo fatto e la possibilità di rotta arginale che metterebbe fuori uso il campo e danneggerebbe gli impianti, sinistro che avrebbe lo stesso effetto della temporanea paralisi dell’esercizio di una stazione ferroviaria, riteniamo darà ragione alle nostre proposte. Si è accennato al non facile accesso dell’idroscalo: infatti da qualunque parte vi si acceda si è sempre vincolati all’attraversamento della linea ferroviaria di Alessandria a mezzo passaggio a livello che le particolari situazioni della zona e le limitate necessità di attraversamento non renderanno mai consigliabile di sostituire con un sottopasso od un sovrappasso. Gli adattamenti degli accessi delle varie zone della Città consistono nello spostamento a oriente del passaggio a livello oggi esistente fuori barriera Torino portandolo sul prolungamento del tronco di circonvallazione a nord di detta Barriera e quindi all’incirca sull’asse dell’argine di rigurgito del Rifiutino, per l’accesso all’argine maestro di Po (il primo andrà allargato di m.500 a m.700). Questa costituirebbe la principale comunicazione dell’idroscalo colla zona d’ampliamento della città e coll’aerodromo, comunicazione possibile con qualunque stato d’acqua del fiume Po. Altra comunicazione, pure possibile con qualunque stato d’acqua, e la più indicata per il collegamento coll’attuale nucleo cittadino, sarebbe quella che da porta Borghetto, lambendo il tiro a Segno, arriva all’argine che sistemato a strada porterebbe al piazzale dell’idroscalo. Infine una comunicazione rapida colla stazione ferroviaria potrebbe essere quella che seguendo l’argine di Po a monte dello scalo pontieri, tocca la sede della “Colonia Padana” e arriva al piazzale, comunicazione peraltro interrotta durante le piene del fiume Po. La dislocazione dei tre centri di movimento, Stazione Ferroviaria, Aerodromo, Idroscalo cosi come risulta dalle proposte fatte, che rispondono alle necessità esposte nelle premesse del presente paragrafo, fa si che nell’ambito cittadino i reciproci collegamenti siano facili e rapidi avvicinandosi a quelli ideali segnati nella tavola dello schema grafico.
"PiacenzAntica ringrazia F. Pizzamiglio per il materiale messo a disposizione"



cartina del piano regolatore con aerodromo e idroscalo del 1933