penna

la Peste a Piacenza nel 1630

“Un Lavoro Piacentino di Statistica dell’anno 1631”
G. Tononi Arciprete.

Rovistando per ricerche di Storia patria nella biblioteca dei nobili Anguissola da travo,
alla quale mi e’ sempre libero l’accesso per la gentilezza del signor Don Giuseppe,
al pari dè suoi antenati amante delle arti e delle lettere, la sorte mi favorì di trovare
un manoscritto del celebre Alessandro Bolzoni architetto della città di Piacenza.
Merita questo lavoro d’uscire dalla dimenticanza in cui finora fu sepolto e d’essere
fatto conosciuto; giacchè contiene qual ero la stato delle anime della città e territorio
di Piacenza nell’anno 1918 e il numero dei morti per la peste del 1630 della sola città:
con tali distinzioni e confronti che alcuno dei cronisti e degli storici patrii non ci
ha lasciato, anzi serve a correggere quello che essi ci tramandarono. E lo scritto
a tanto più valore, perché fu fatto compilare per ordine della pubblica autorità,
e da persona quanto mai accurata qual era il Bolzoni, come dimostrano altri suoi
lavori topografici del Piacentino. Per questo divisai di pubblicarne succintamente
il contenuto e i dati principali, che possono tornare giovevoli per stabilire confronti
di statistica assai interessanti coi dati dei nostri tempi.
Il manoscritto ha per frontespizio:

PRIMO QUINTERNETTO DELLA CITTA’ DI PIACENZA ET NEL FINE
SI CONTIENE IL SECONDO QUINTERNETTO DEL TERRITORIO ET
SUA DIOCESI D’ESSA CITTA’ DI PIACENZA:

E il primo quinternetto si compone di 69 pagine e il secondo di 76 .
E’ ornato degli stemmi del duca Odoardo Farnese, del vescovo Alessandro Scappi,
della comunità Piacentina, e di Giovanni Nicolli delegato sopra sanità
e consigliere ducale, disegnati a penna nel fondo di un intercolunnio disegnato
alla stessa maniera. L’autore attesta d’aver formato e descritto il
PRIMO QUINTERNETTO per ordine e commissione del delegato G. Nicolli,
del Priore e dei conservatori sopra l’ufficio di sanità a di 25 settembre 1630 .
Erano i giorni che cominciava a diminuire nella nostra città il terribile flagello della
peste bubbonica e petecchiale. La prima rubrica riguarda l’origine di Piacenza,
dove oltre la favolosa antichità, che suol sempre addursi nel trattare delle origini
dei paesi, è indicato altresì quello che regge alla critica storica, cioè delle relazioni
di Piacenza con Roma pagana. Ne ritraggo questo brano descrittivo dell’intero ducato.
“E’ Piacenza un sito amenissimo con monti, montagne, colli, e boschi e fertilissime
pianure, e per l’aiuto delle acque del trebbia e di altri fiumi che l’irrigano, ma molto
più per l’industria degli abitatori quali s’affaticano intorno in alcuni luoghi di montagna
per causa delle miniere, dà quali si cavano ferro, rame, vetriolo, sale e altri prodotti
di natura. Il Pò famosissimo fiume vicino alla Città per un mezzo miglio che lo rende
grandissimo comodo e non poco utile le apporta per la navigazione che comincia
a Torino in Piemonte e si scarica con più bocche nel mare a Venezia, oltrechè da
un porto che è il principale e il più utile di tutti gli altri che sono sopra a detto fiume.
Il cielo è poi benigno e atto a produrre, come fa di continuo, ingegni nobilissimi nelle
lettere, nelle armi, e in ogni altre egregie ed eccellenti virtù, come s’è visto per il tempo
passato e tuttavia si veggono”. Descrive Piacenza anche come città forte dicendo:
“Ha poi un bellissimo e forte Castello in forma pentagonale guardato da cinque
belloardi con larghi e profondi fossi che fanno e rendono fortezza e difesa grandissima.
Ha poi anco questa Città la cinta di mura alla moderna, guardata da Cavallieri e Belloardi
e Piattaforme convenienti e con suoi terrapieni e col suo fosso d’intorno, e cò suoi ponti
levatori ben guardati e custoditi di giorno e di notte e con cinque porte che servono per
i cittadini”. Quasi tutto il manoscritto non contiene che quadri delle Parrocchie colla
rispettiva popolazione. In quelli che segnano le cure e le anime della Città è messa
a confronto la popolazione dell’anno 1618 con quella del 1630, distinguendo sotto
quest’ultimo anno i morti e i vivi. Comincia il Bolzoni la sua anagrafe delle Parrocchie.
Noto per saggio le più popolate e dove la mortalità oltrepassò il numero dei superstiti.

DELLE NOVE PREPOSITURE
Anno 1618 Anno 1630
Cattedrale................................anime 2806 morti 1410 vivi 1234
S. Alessandro...........................anime 2046 morti 1042 vivi 1950
S. Nazario.................................anime 1640 morti 954 vivi 1864
S. Antonino...............................anime 1360 morti 450 vivi 591
S. Maria galiverta.....................anime 1968 morti 765 vivi 740
S. Brigida..................................anime 740 morti 450 vivi 380

DEI TRE PRIORATI
Anno 1618 Anno 1630
S. Salvatore............................anime 1380 morti 434 vivi 480
S. Matteo……….........................anime 522 morti 206 vivi 189

DELLE VENTITRE PARROCCHIALI DI PRETI
Anno 1618 Anno 1630
S. Paolo………………anime 1250 630 586
S. Giacomo maggiore..............anime 1206 morti 395 vivi 357
S. Donnino...............................anime 1146 morti 268 vivi 450
S. Nicolò Cattanei...................anime 1145 morti 357 vivi 519
S. Maria dè Pagani...................anime 656 morti 250 vivi 212
S. Ilario....................................anime 498 morti 147 vivi 146
S. Andrea.................................anime 495 morti 225 vivi 204
S. Maria Cerinola....................anime 349 morti 148 vivi 123
S. Giorgio.................................anime 346 morti 135 vivi 90
S. Faustino...............................anime 178 morti 76 vivi 49
S. Apollonia..............................anime 160 morti 68 vivi 56
S. Simone.................................anime 140 morti 56 vivi 49
S. Thomè..................................anime 130 morti 51 vivi 50

DELLE SEI PARROCCHIALI DEI REGOLARI
Anno 1618 Anno 1630
S. Savino ...................anime 2641 morti 789 vivi 986
S. Maria del tempo..................anime 1146 morti 689 vivi 420
S. Stefano................................anime 936 morti 257 vivi 242
Enumera il Bolzoni i Conventi di monaci e frati che erano diciannove,
e nel 1618 in tutto contenevano tra Padri e Servi 559 individui, nel 1630
ne morirono 241 e sopravvissero 277. La mortalità più grande fu in
S. Maria di Loreto, convento tenuto da 8 francescani del Terzo Ordine ,
dè quali nessuno scampò dalla peste;
nel Carmine di 39 carmelitani calzati morirono 31; in S. Giovanni di 34 Padri Domenicani
perirono 22; e in S. Francesco di 28 Frati francescani rimasero 9 . Degli altri Conventi,
i più abitati coll’indicazione dei morti e dei vivi erano i seguenti:

Anno 1618 anno 1630
S. Agostino, canonici e servi............... 53 morti 14 vivi 36
S. Bernardino, Cappuccini.....................46 morti 22 vivi 16
S. Sisto, Monaci.............................45 morti 11 vivi 36
S. Maria di Campagna, frati...................45 morti 22 vivi 15
S. Pietro, Gesuiti....................................38 morti 12 vivi 18
s. Stefano, somaschi e orfanelli............36 morti 14 vivi 6
Segna che l’Ospedale grande, tra uomini, donne e putti aveva nell’anno
1618 anime 296, e nel 1630 vi morirono 458 e sopravvissero 271:
nel Seminario stavano sotto la prima data 33 persone, maestri, alunni e servi;
e sotto la seconda, essendo stato sciolto a causa della pestilenza, vi morirono
soltanto 8 individui, forse i servi e quelli che v’erano rimasti alla custodia.
Curiosa è la statistica dei monasteri di donne arrecata dal nostro architetto,
perché i medesimi diedero ben pochi morti a confronto della strage quasi universale.
Questi monasteri erano 36 e nel 1618 contenevano 946 tra monache, convertite,
ritirate, orfanelle e allieve; nel 1630 ebbero appena 84 morti e vivi 974 e più
149 educande. Questo trovo confermato altresì nelle Memorie del Monastero
delle Cappuccine di S. Carlo, le quali non ebbero a deplorare che la morte di
tre frati cercatori per esse.
I Monasteri di donne più popolati erano i seguenti:
Anno 1618 Anno 1630

Valverde monache serve educande.........94 morti 6 vivi 80
S. Hieronimo..............................................89 morti 5 vivi 90
S. Maria annunciata..................................88 morti 6 vivi 86
S. Chiara....................................................64 morti 27 vivi 83
S. Bernardo...............................................63 morti 27 vivi 32
Chiesa della Maddalena monache...........62 morti 8 vivi 96
Chiesa della Maddalena convert.............60 morti 6 vivi 55
S. Siro monache e serve..........................60 morti 5 vivi 79
S. Maria della pace...................................51 morti 5 vivi 85
S. Maria della neve...................................50 morti 2 vivi 83
L’aumento delle persone nei Monasteri di donne, cioè di 177, avvenuto nel 1630
in più che nel 1618, si spiega dacchè tante figlie rimaste senza alcuno che le
custodisse, si saranno ritirate né conventi per essere meglio difese nel loro
onore e nella loro virtù. Secondo il nostro manoscritto Piacenza nel 1618
aveva fra canonici, curati e preti 238, e per la peste del 1630 ne perirono 126
e sopravvissero 80. Arreco interamente il sommario generale dei quadri sovraccennati.
Anno 1618 Anno 1630
Parrocchcchia................................anime 30966 morti 12400 vivi 14745
Monaci e Frati.................................anime 559 morti 241 vivi 277
Ospitale Grande..............................anime 296 morti 458 vivi 271
Seminario.........................................anime 33 morti 8 vivi --
Monache e serve..............................anime 946 morti 84 vivi 974
Clero secolare..................................anime 238 morti 126 vivi 80
Educande..........................................anime -- morti -- vivi 149
-----------------------------------------------------------------------------
totale................................................anime 33038 morti 13317 vivi 16496

Aggiunge che nel Duomo solevasi fare una musica completa,
e che nel 1630 morirono tutti i cantori e suonatori.
Che in vescovado i morti furono.. 8 e i vivi 10
Nella cattedrale, dè canonici… 12 e i vivi 18
Nella cattedrale, dè prebendari 30 e i vivi 7
Nella colleg. S. Antonino, dè canonici 6 e i vivi 11
Nella colleg. S. Antonino,dè prebend. 6 e vivi 13
Nella colleg. S. Michele, dè sacerdoti 7 e vivi --
Nella prepositura Galiverta … 3 e vivi --
Nella prepos. S. Uldarico 1 e vivi --
Nella prepos. S. Alessandro 5 e vivi 2
Nella prepos. S. Gervaso 2 e vivi 4
Nelle parrocchiale dè preti, dè rettori 22 e vivi 1
Che fu quello di S. Maria di Borghetto.
Di tutti questi sacerdoti secolari, morti e superstiti nella peste, il Bolzoni lascò
i nomi; e fra i canonici vivi della Cattedrale è notato il celebre nostro storico
ecclesiastico Piermaria Campi: e né suoi elenchi mise uno spazio per segnare
i successori ai posti rimasti vacanti; ma al 1° Gennaio 1631 non v’erano iscritti
che tre. Da una seconda descrizione delle anime a di 1° Gennaio 1631, la quale
è poco diversa dalla prima per la poca distanza appena di mesi dall’una all’altra,
e dalla quale riproduco il sommario seguente:
Vicinali o parrocchie………………… anime 14985
Monasteri d’uomini……………………...anime 281
Clero secolare……………………………...anime 80
Conventi di donne…………………….....anime 974
Educande…………………………………........anime 153
Ospedale…………………………………......…anime 271
Somma delle anime della città..............16744
Finisce la prima parte del manoscritto colla
rubrica QUARANTENA: e l’autore parla come fu ordinata questa precauzione
a impedire il contagio; loda il Nicolli e gli altri spraintendenti alla sanità;
riconosce la cessazione del flagello pestilenziale dalla grazia del Signore;
accenna che anche nell’anno 1629 erano morti molti, ma che non vi si badava,
ed invece nel 30 si è tenuto conto minutamente come egli ha mostrato cò
suoi specchi; ricorda pure che cessata la peste monsignore Scappi celebrò
Messa pontificale con musica e dopo con processione, in ringraziamento della
liberazione, e in preghiera che Dio mantenga il popolo in buona salute.
“Tratto dalla strenna piacentina del 1875”


copertina della strenna piacentina del 1875